La storia della scenografia ha origini antichissime: abbiamo notizia che già i Greci nei loro teatri usavano allestire la scena in modo da richiamare i luoghi della rappresentazione e nel corso dei secoli ci sono state molte innovazioni in questo campo e grandi artisti le hanno prestato il loro genio.

Uno di questi è Giacomo Torelli, nato a Fano nel 1608 e soprannominato Il Grande Stregone per la sua capacità di realizzare scene straordinarie, dove cose e persone apparivano e scomparivano sotto gli occhi di un pubblico allibito e meravigliato. Poco sappiamo della sua giovinezza ma sicuramente lavorò a Venezia nell’ambito militare, dove probabilmente venne a contatto con le più moderne macchine dell’epoca.

Nel 1641 viene incaricato, in funzione di architetto, di progettare il Teatro Novissimo, a Venezia e le scene per lo spettacolo di apertura: “La finta pazza” di Francesco Sacrati. Nello stesso teatro realizzerà le scenografie del “ Belleforonte” nel 1642 e della “Venere gelosa” nel 1643, entrambe opere di Sacrati.

Le novità apportate da Torelli in questo periodo e che gli porteranno fama anche fuori dai confini italiani sono i repentini cambiamenti a vista e gli audaci impianti prospettici. I cambi a vista, in particolare, sapranno sorprendere per l’incredibile credibilità e rapidità, cose che all’epoca erano molto ricercate ma pochi erano in grado di soddisfare le aspettative del pubblico.

Nel 1645 verrà invitato alla corte reale francese, sotto richiesta della Regina Anna d’Austria. Qui lavorerà a diverse messe in scena e la più famosa di questo periodo è “Andromède” di Pierre Corneille. Si ha notizia che arriverà a inserire fino a 44 cambi scena in una sola opera. La sua fama in questi anni giunse al culmine ma, per motivi ancora non chiari, nel 1661 fu espulso dalla Francia.

Ritornato nella città natale avrà ancora occasione di dimostrare le sue doti come scenografo- illusionista, fino al momento della morte avvenuta nel 1678. Le innovazioni di Torelli furono di ispirazione per molti artisti suoi contemporanei e non. Ancora oggi è citato in tutti i testi che trattano di scenografia e di teatro barocco, oltre che essere considerato uno dei più grandi scenografi della storia.

 


FONTI

“La tragedia e le macchine” Guarino Raimondo,1982.

“Enciclopedia dello spettacolo” D’Amico Silvio, 1975.

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