Non guardavo l’orizzonte, io ci vivevo.
Mi chiamavano l’Equilibrista del Mare e li lasciavo dire.
Mi accusavano d’essere un sognatore.
Perché i miei non erano progetti, non erano programmi per il futuro, non erano ambizioni.
Io, mentre li pensavo, già li consumavo.
Io mi proiettavo avanti,
io vivevo avanti.
E accadde lo stesso quel giorno,
in spiaggia.

Mi videro camminare in punta di piedi sulla riva
e scoppiarono a ridere.
Io non mi lasciai distrarre,
disegnavo con i miei passi i punti di una retta.
Mi chiesero cosa stessi facendo.

“Cammino sull’orizzonte”.

Risero più forte.
Ero solo solo un folle, un pazzo.
Mi chiamavano l’Equilibrista del Mare e li lasciavo dire.
Loro non erano punti della mia retta.

 

Immagine