“Solo quando sappiamo cosa ci affligge possiamo sperare di trovare la cura.”

In seguito alla sparizione di un amministratore delegato, un’importante compagnia americana decide di mandare uno dei suoi più ambiziosi venditori, il giovane Lockhart (Dane DeHann), in un centro benessere situato nelle splendide e vaste Alpi svizzere. L’obiettivo è riuscire a convincere il delegato dell’azienda, Roland Pembroke (Harry Groener), a tornare negli Stati Uniti per finalizzare un’importante fusione societaria. Ostacolato dal personale e dall’enigmatico Dottor Volmer (Jason Isaacs), Lockhart verrà a conoscenza di macabre verità ed inquietanti retroscena, divenendo prigioniero in quello che apparentemente poteva esser definito un vero e proprio “Paradiso”.

Dopo il successo ottenuto con il remake di The Ring, Gore Verbinski torna nelle sale con un film in perfetta linea con il suo stile dark e suggestivo. La cura dal benessere mostra, fin dalla prima scena, un’atmosfera misteriosa ed angosciante, che colmerà in momenti di forte tensione capaci di tenere ancorati alle sedie gli spettatori. Fin dalle prime immagini capiamo quale sarà il clima perdurante nell’intera pellicola: alti palazzi in un cupo e grigio cielo, come sfondo ad una canzoncina che ricorda una di quelle melodie da carillon, decisamente macabro.

Malgrado l’ottima premessa e la buona cura della grafica, la trama risulta frammentaria e mal sviluppata. Quel che può apparire come una voluta discontinuità di chiavi narrative al fine di render ancor più intricata ed interessante la vicenda, finisce col creare una storia priva di un filone logico ben preciso e chiaro. Da riconoscere l’abilità della regia nel tenere vivo l’interesse, nonostante la lunga durata del film, quasi due ore e mezza, ma proprio per questo ci si chiede perché non siano stati sfruttati i minuti a disposizione per chiarire meglio molti aspetti importanti della trama che son stati sorvolati o analizzati in modo decisamente frettoloso.

Per quanto questo nuovo progetto di Verbinski non possa passare come un vero e proprio riscatto al clamoroso flop registrato con The Lone Ranger, è degna di nota la sua denuncia al mondo della finanza: pericolosa, disonesta e disposta a tutto pur di avere successo e denaro. Inevitabile è la riflessione sul concetto di “benessere” verso la quale ci spinge il regista soffermandosi, in particolare, su quale sia l’idea che ognuno di noi ha sulla realizzazione di se stesso.

Agli amanti del macabro e dell’horror le cui pretese non sono elevate è consigliata la visione di questo film, ma per chi si aspetta qualcosa di stravolgente ed indimenticabile è pronta una forte delusione.

 


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