Jean-François Millet, nato a Gréville-Hague il 4 ottobre 1814, è stato un pittore francese fra i maggiori esponenti del Realismo. Nonostante fosse figlio di contadini, riuscì ad accedere a studi di alto livello, ma in cuor suo, soprattutto in seguito alla morte di Pauline-Virginie Ono, fanciulla della quale si invaghì perdutamente, la sua produzione artistica, seppur inizialmente legata alla ritrattistica e all’aspetto mitologico, si indirizzò alla vita agreste.

Il seminatore di Jean François Millet

Il paesaggio rurale è molto vicino alle origini di Millet, ai suoi genitori Jean-Louis-Nicolas e Aimée-Henriette-Adelaide, a tal punto che il pittore realizza contadini solenni e dignitosi, quasi eroi che verranno interpretati, in un clima segnato dalle lotte di classe, come un forte segno di emancipazione. Il contesto sociale legato ai semplici lavoratori della terra era stato per molto tempo escluso dei temi principali delle opere artistiche, fin quando, nel 1338-1339, non divenne una chiave di lettura importantissima nell’opera di Ambrogio Lorenzetti intitolata Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo in città e nel contado, oggi conservata in una delle sale del Palazzo Pubblico di Siena.

Le spigolatrici di Jean-François Millet

Jean-François Millet trova il suo debutto con  un’opera, Il seminatore, realizzata del 1850, che commentò l’anno successivo riconoscendola «..priva di donne nude o soggetti mitologici  e voglioso di cimentarsi con temi diversi da questi, che sentiva non essergli vietati come il lato umano, schiettamente umano, quello che in arte lo toccava di più; quello più allegro che conosceva, dotato di calma, silenzio, di cui si gioisce così intimamente all’interno del bosco o sui campi arati..»; prese le distanze dalla visione romantica di un mondo contadino semplice e innocente per concentrarsi sulla complessità di una realtà storica in via di trasformazione, in cui il pubblico, anche di idee più conservatrici, vedeva nei suoi dipinti immagini brutte, rozze, sovversive, sgradevoli e coglieva la pericolosa denuncia di una classe sociale che aveva appena raggiunto il diritto di voto.

Il seminatore rappresenta un contadino colto nel vivo dell’azione e collocato proprio al centro del dipinto, solenne, ma allo stesso tempo leggero, come se si muovesse sulla punta dei piedi, che viene accentuato dal movimento di luci; la medesima lettura dell’opera è applicabile a molteplici produzioni di Jean-François Millet come nelle Spigolatrici del 1857 e nell’Angelus del 1859.

L’Angelus di Jean-François Millet

Nel 1888 Vincent Van Gogh realizzò un dipinto di 32x40cm, dedicato anch’esso al tema della semina; Vincent è stato sempre appassionato dal mondo agrario e dei contadini e non fece segreto che, per realizzare questo lavoro, prese come punto di partenza l’omonimo lavoro di Jean-Francois Millet (appunto Il seminatore). Trattandosi di un pittore stilisticamente diverso, il risultato è un insieme di forte contrasto tra i campi, dove dominano colori vari, che spaziano dal marrone al viola, per andare ulteriormente in contrasto con il sole giallo, il quale, sembra contagiare con il suo calore tutto il cielo. Nelle sue lettere Vincent scrisse dell’importanza del seminatore, il quale, attraverso il suo lavoro era come se desse la vita alle piante, e di conseguenza, anch’egli rappresentava la vita stessa. Successivamente, il pittore si concentrerà in altre opere sul valore opposto a quello del Seminatore, ovvero la mietitrice, la quale simbolicamente rappresenta la morte.

Jean-François Millet ha sicuramente scosso la società a lui contemporanea, così fortemente da provocare un’opinione non univoca nei suoi confronti.


FONTI

Jean François Millet

Arte World

Geometrie Fluide

I luoghi dell’arte, vol. 2 di Giulio Bora, Gianfranco Fiaccadori, Antonello Negri e Alessandro Nova.