di Francesca Gentile

La società in cui viviamo è sempre più impegnata. Ci dividiamo ogni giorno tra decine di attività diverse, lamentando il fatto che le lancette dell’orologio girino sempre troppo velocemente. Il “se solo la giornata fosse più lunga…” è ormai estremamente ricorrente sulla bocca di chi è convinto che le ventiquattro ore non bastino per fare ciò che si vorrebbe.

Puntare il dito sul tempo in seguito al mancato compimento di una determinata attività equivale a trovare una scusa, una giustificazione con se stessi. Significa in qualche modo perdonarsi se si è dovuto rinunciare a qualcosa per mancanza di tempo, il cruccio della nostra era. Le cose stanno davvero così?

Abbiamo sì molte incombenze che affollano la nostra quotidianità conferendole sapore, dolce o amaro che sia. Tuttavia, ognuno di noi ha tra le mani un enorme dono, spesso senza esserne consapevole: il potere di riempire la propria vita con ciò che si merita di occuparla.

Per l’esperta di time management Laura Vanderkam risulta particolarmente interessante analizzare come le persone molto impegnate riescano a giostrarsi con successo tra le mille cose da fare. Per avere una vista privilegiata sulla questione, è stato necessario introdursi per un migliaio di giorni nelle vite di donne estremamente impegnate. Lavori faticosi, impegni personali, bambini o genitori a cui badare e coinvolgimento sociale sono solo indizi sulla loro quotidianità.

A questo riguardo, nel suo discorso tenuto su TED, rinomatissima piattaforma nella diffusione non profit di conferenze, Laura Vanderkam riporta l’esempio di una donna d’affari, seguita da vicino per una settimana. La sorpresa che l’attende al suo rientro da un’estenuante giornata in ufficio è lo scaldabagno rotto e il seminterrato completamente allagato. Ripararlo al più presto è senza dubbio un’emergenza. Ecco quindi che la donna, facendo due conti a fine settimana, ha dedicato ben sette ore del suo prezioso tempo all’urgenza subentrata. Se solo le avessimo chiesto a priori “Riusciresti a trovare sette ore di tempo la prossima settimana per allenarti per un triathlon?”, non è difficile immaginare che si sarebbe messa a ridere guardando la propria agenda con aria di sufficienza, pensando che non le sarebbe mai stato possibile ritagliarsi così tanto tempo.

L’idea su cui l’esperta di gestione personale del tempo pone l’accento è quella secondo cui non costruiamo l’esistenza che ci piace risparmiando tempo, bensì riempiendo al meglio ogni singolo secondo a nostra disposizione. Non possiamo di certo aumentare il numero di ore che compongono una giornata, ma pensare al limite marcato dal numero ventiquattro come a un muro di gomma, piuttosto che di cemento armato è qualcosa che dimentichiamo troppo spesso di fare. Il tempo è infatti un contenitore flessibile, in grado di estendersi a fisarmonica per contenere ciò che decidiamo di metterci dentro.

Numerose ricerche mostrano che molti di noi sopravvalutano i propri impegni di ogni giorno, pensando che questi occupino molto più tempo di quanto effettivamente non facciano. Parallelamente, si verifica nella nostra mente un processo di sottostima del tempo che ci rimane al di là di tali impegni. Parliamo di errori di valutazione di manciate di ore al giorno, che si traducono inevitabilmente in un numero cospicuo di ore di cui perdiamo consapevolezza settimanalmente, proprio come se non esistessero.

 

Come viviamo ogni minuto della nostra giornata è una scelta personale, sia che decidiamo di riempirlo o di lasciarlo vuoto.  Se rinunciamo a una determinata azione o attività è perché questa non rientra tra le nostre priorità. Dire che non si ha tempo per qualcosa equivale spesso ad affermare che quel qualcosa non è una priorità.

Eppure l’approccio positivo al problema che ci faccia dimenticare della frase “non ho tempo”, che si trasforma in una pessima abitudine se pronunciata con costanza, appare quasi banale: trattiamo le nostre priorità esattamente come fossero un imprevisto.

Ciò a cui teniamo, che ci sta a cuore e a cui diamo importanza deve necessariamente occupare l’apice della lista delle cose da fare. È quindi essenziale capire quali siano le nostre priorità da collocare in cima all’elenco.

Fingere di essere proiettati nel futuro di un anno può aiutare. Ipotizziamo che l’anno appena trascorso sia stato incredibilmente positivo per noi e i nostri cari. Quali sono le tre o quattro cose che l’hanno reso così speciale? Queste finiranno sicuramente al vertice della lista, tradotte in azioni più concretamente realizzabili. Se, per esempio, il nostro obiettivo è partecipare alla maratona della nostra città, dovremo mettere in conto di comprare abbigliamento sportivo, iscriverci, dedicare del tempo all’allenamento, cucinare più sano e così via.

Un momento particolarmente adatto per stilare la classifica delle priorità per la settimana a venire sembra essere il venerdì pomeriggio, in quanto abbiamo davanti un weekend e un’intera settimana da scrivere. È il momento adatto per pensare a tre categorie: carriera, relazioni e noi stessi. Non ci resta che riempirle con un paio di priorità. Sostituire una lunga lista di obiettivi con una suddivisa in categorie ci ricorda che ognuna deve essere riempita da qualcosa. Come riempire la singola colonna non dipende che da noi stessi. Per alcune persone sarà più difficile di altre, per il semplice fatto che la vita di alcune persone è oggettivamente più dura di quella di altre e non bisogna sminuire i sacrifici altrui.

I numeri però parlano chiari e sono incoraggianti: 168 sono le ore in una settimana. Si tratta di tanto tempo, anche se si lavora a tempo pieno per 40 ore settimanali e si dorme 8 ore a notte. Rimangono infatti ben 72 da dedicare a quello che per noi rappresenta una priorità, da trattare al pari dello scaldabagno rotto.

 

Fonte:

www.ted.com

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