di Francesca Empler

Ai giorni d’oggi la parola barriera evoca un concetto deplorevole, di sbarramento e ostacolo nei confronti dei cittadini. Se a questo termine si aggiunge l’aggettivo corallina, però, tutto cambia. Questo tipo di barriera è composta da formazioni rocciose sottomarine biogeniche costituite dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli. L’immaginazione porta ciascuno ad addentrarsi nei meandri dell’oceano, in uno spazio puro e non inquinato in cui domina il rosso. È giusto soffermarsi proprio su quest’ultimo particolare, su questo colore a dir poco imponente rispetto al resto del paesaggio marino. Qualcosa di anomalo e a dir poco allarmante sta accadendo alla Grande barriera corallina, alla madre per antonomasia di tutte quelle esistenti, che si estende per 2300 km al largo della costa del Queensland, nell’Australia nord-occidentale. La protezione dovrebbe essere assicurata a questa monumentale opera naturale dal Parco Marino della Grande Barriera Corallina, invece è stato proprio quest’ultimo a confermare un evento drammatico: lo sbiancamento dei coralli causato dall’aumento della temperatura dell’acqua. Un allarme era già stato lanciato l’anno scorso durante il quale lo stesso evento aveva portato lo sbiancamento del 93% dei coralli e la morte effettiva del 22%. È stata la natura ad averne salvaguardato una parte consistente: gli studiosi affermano che l’area meridionale del reef negli ultimi mesi sarebbe riuscita a sottrarsi alla morte grazie al ciclone tropicale che si è abbattuto sul Pacifico del Sud, portando nuvole e piogge capaci di raffreddare le acque, proteggendo dallo sbiancamento il 95% dei coralli.
Nello specifico cosa provoca il cambiamento di colore e la successiva morte? Lo stress, come in questo caso l’aumento di temperatura, porta i coralli a espellere le alghe con cui vivono in simbiosi e che danno loro il colore. Se questa situazione si protrae per lungo tempo, i coralli sono destinati a morire. Appurata la causa della morte come si può impedire che tutto ciò continui? L’intervento diretto e immediato dovrebbe venire dai governi di tutto il mondo. Questi ultimi potrebbero ancora salvare la situazione o almeno non peggiorarla. In realtà dovrebbe essere un imperativo categorico da eseguire e portare a termine nel minor tempo possibile. Come fare in sostanza? Sarebbe necessario, e non solo per il caso specifico, ma per l’ambiente in generale, ridurre in modo sostanziale e concreto le emissioni globali.

 

-La barriera corallina è a rischio: come salvarla?

Credits corriere.it