L’Italia, come sappiamo, è stata la culla di molte innovazioni. È stata la patria di arti di altissimo livello, conosciute e apprezzate a livello mondiale. Tra queste il teatro non fa eccezione. Verso la fine del Rinascimento, oltre alle grandi compagnie di attori di prosa, si fa strada un genere che segnerà profondamente la storia del teatro: l’opera lirica.

La nascita di questo genere si fa risalire comunemente intorno alla fine del Cinquecento in contesto fiorentino. Tuttavia molti studiosi ritengono che sia opportuno considerare il 1637 come data di partenza. Il motivo? In quest’anno nella Repubblica di Venezia, nelle vicinanze di Rialto, nasce il San Cassiano, chiamato con il nome di una parrocchia situata nelle immediate vicinanze.

Sorge sulle ceneri di un teatro precedente, progettato da Andrea Palladio ed edificato nel 1565 in legno, distrutto da un incendio nel 1629. Vengono apportate alcune significative modifiche al progetto originale, in funzione al nuovo scopo specifico: accogliere l’opera.

Per la prima volta nella storia l’orchestra è situata stabilmente davanti al palcoscenico. Fino a questo momento, infatti, i musicisti trovavano posto ai fianchi del palco, dietro di esso e addirittura in scena.

Di estrema rilevanza è il numero di posti: essendo studiato per un pubblico pagante e non più per i pochi fortunati invitati dai potenti Signori della città, è necessario avere il più alto numero di posti possibile.

L’opera troverà terreno decisamente fertile nella città di Venezia, basti sapere che nei primi tredici anni di attività il San Cassiano ospiterà 50 opere inedite.

Inaugurato con l’opera di Francesco Mannelli, su libretti di Benedetto Ferrari, “Andromeda” nel febbraio del 1637, il San Cassiano vedrà sfilare sul suo palcoscenico opere di grandi compositori, primo tra tutti l’immortale Claudio Monteverdi, che nel 1641 presenterà proprio qui “Il ritorno di Ulisse in patria”.

Purtroppo questo importante teatro verrà chiuso nei primi anni dell’Ottocento e distrutto successivamente.

Ciò che resta, però, sono le innovazioni sia di carattere tecnico che culturale, primo tra tutti la possibilità, per chiunque lo desideri, di assistere a spettacoli di altissimo valore artistico, che in ogni epoca ha saputo conquistare ed emozionare genti di tutto il mondo.

Fonti

  “Il teatro d’opera italiano” Lorenzo Arruga, Feltrinelli, 2009

  “Breve storia dell’opera” Donald Jay Grout, Rusconi, 1985

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