Dopo diciannove anni da super eroe, si può dire che Hugh Jackman si è meritato di poter posare i suoi artigli e salutare il ruolo dell’iconico James Howlett, alias Logan, alias Wolverine, uno dei mutanti più famosi ed amati dell’universo della Marvel Comics. Nel nuovo e (probabilmente) ultimo film, intitolato “Logan”, Jackman veste per la nona volta i panni del mutante sfrontato e ribelle ma questa volta non lo si vedrà come siamo abituati, ovvero pronto all’azione e agguerrito, ma come un uomo ormai vissuto che cerca di vivere per andare avanti in un mondo in cui la società arranca dopo lunghi anni di conflitti tra umani e mutanti. Per certi versi, potremmo dire che questo film ricordi un western, tanto che è impressionante la somiglianza tra il personaggio di Logan e il Clint Eastwood dell’era degli Spaghetti western.

Il film è ambientato nel futuro, precisamente nel 2029, e vediamo come Wolverine oramai non sia altro che un fuggitivo, che cerca di nascondersi, insieme al grande Charles Xavier (Sir Patrick Stewart) -una volta uno dei mutanti più potenti del pianeta e suo vecchio mentore, adesso un stanco anziano che si ritrova affetto da problemi neurologici, che rendono fuori controllo il cervello più pericoloso del mondo- e Caliban (Stephen Merchant), che qualcuno ricorderà dai fumetti come un brutto incrocio tra Nosferatu e Gollum. Insieme, i tre mutanti cercano di mantenere l’umanità al sicuro dai ricorrenti spasmi del telepate. Ovviamente, questo non sarebbe un film su Wolverine se qualcuno (Elizabeth Rodriguez) non cercasse aiuto dal nostro eroe: Logan dovrà rassegnarsi e darsi un’altra volta alla vita violenta che oramai lo ha perseguitato per tutta la sua lunghissima vita.

Bisogna dire che Jackman, in questo caso, si sia davvero imposto, così da creare una pellicola che renda giustizia al personaggio che tanti amano da ormai quasi due decenni. Insieme agli sceneggiatori Michael Green, David James Kelly e al regista James Mangold (“The Wolverine”), hanno costruito uno spettacolo mozzafiato, dove si viene messi di fronte alla stanchezza e al sacrificio che un vecchio supereroe deve affrontare nonostante egli voglia vivere una vita in pace. E il risultato è assolutamente impeccabile. Sembra quasi che “Logan” non sia un film classico di eroi ma un dramma tra personaggi complessi, psicologicamente accurati e persino cupi; ma, d’altro canto, per compensare la complessità di questi temi, viene iniettata nella pellicola una bella dose di violenza che non è neanche paragonabile allo standard dei film di Wolverine.

Anche se dispiace dover dire addio a un personaggio di culto come il ‘ghiottone’ di Jackman, bisogna ammettere che il film ci consente di fare una ulteriore, più generale, considerazione: stiamo assistendo ad una vera e propria ascesa dei film che traggono la loro ispirazione dal mondo dei fumetti, con risultati qualitativi in continuo miglioramento. E tenendo presente ciò, il congedo con Logan non è più triste di quanto dovrebbe essere. L’universo dei superhero-movies è vasto e ricolmo di nuove, interessanti ed inaspettate opportunità, che avranno il fardello di portare avanti il lavoro degli eroi che gli hanno aperto la strada.

 

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