La bellezza di questo libro sta proprio nell’umanità dei suoi personaggi. S’intitola Scarti e l’autore è Jonathan Miles.

 

 

 

Alle volte ciò che consideriamo meno è proprio quello che parla maggiormente di noi, della nostra persona. Accade spesso con vecchi ricordi, ormai archiviati, con oggetti, con la spazzatura, che alla fine può comprendere tutto il resto. E questa è l’unica cosa sincera che ci racconta l’umanità per ciò che è, il consumismo sfrenato, il bisogno di possedere, sprecare, gettare.

È un libro avvincente, emozionante, leggero ma non superficiale; ci racconta la storia di Talmadge e Micah, che abitano abusivamente in un appartamento di Manhattan.

Vivono degli avanzi che trovano nella spazzatura, e questo per i due non è un grande problema, ma il loro equilibrio s’incrina nel momento in cui dovranno ospitare un vecchio compagno universitario di lui. Questo, appena lasciatosi dalla moglie, deve fare i conti con un padre ammalato che sta perdendo la memoria.

Nel frattempo il racconto si ramifica in altre vite, storie, esperienze; quella di Sara, ad esempio, rimasta vedova dopo l’attentato alle Torri Gemelle, che vede sfumare il rapporto con la figlia e con il secondo marito, e altre ancora.

Mentre ogni vicenda esprime qualcosa di diverso, un aspetto della vita magari da alcuni di noi poco considerato, durante il susseguirsi delle azioni dei nostri protagonisti il lettore capta un tentativo di comunicare, esprimere, spiegare forse l’inspiegabile, la vera essenza dell’essere umano.

Miles riesce a mettere insieme pezzi di vite solo apparentemente diverse e partorisce un romanzo che riflette sull’importanza delle cose, materiali e non. Denuncia lo spreco e il consumismo, l’uomo che ne è schiavo, e afferma che in verità tutto, ma proprio tutto, in fin dei conti potrebbe essere salvato.

Una lettura imperdibile, un libro capace di smuovere l’animo del lettore, un romanzo da procurarsi il prima possibile.

 

FONTI:

testo: conoscenze personali

immagin