C’era una volta un inizio proverbiale.
Ogni storia che si rispetti ha nel suo momento d’avvio un passaggio cruciale.
Gli incipit, infatti, servono a prendere per mano il lettore perché, se è vero che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, certamente le prime righe condizionano la nostra opinione.
Possono incuriosire, confondere, colpire per stile, lessico, sintassi. Sono il biglietto da visita di racconto e scrittore. I narratori si dividono tra quelli che li amano e facilmente li producono (basti pensare a Italo Calvino capace di scrivere un romanzo fatto solo di inizi: Se una notte d’inverno un viaggiatore) e coloro che, sempre insoddisfatti, provano a perfezionare, smussare, rivedere, correggere, cambiare. Si ricerca, infatti, qualcosa che sia iconico, destinato a rimanere impresso, che, insieme all’opera attraversi i secoli.
Ecco di seguito una sfilza di inizi celebri che, magari, vi faranno venir voglia di leggere – o di rileggere – qualche classico.

“Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta”

Omero gioca con la musicalità, il canone, con le tecniche degli aedi e ne L’Iliade apre al lettore un mondo di rimandi, eroi, tradizioni, battaglie e avventure. L’esametro greco risuonerà nelle orecchie di chiunque abbia frequentato il liceo Classico, ma anche la traduzione italiana è in grado di rimanere ben impressa.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
chè la diritta via era smarrita”

Impossibile non citare Dante Alighieri e l’avvio del suo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.  La Divina Commedia è l’opera simbolo della letteratura italiana e questi versi sono conosciuti anche all’estero in lingua originale.

 “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto”

La prima ottava de L’Orlando Furioso riesce a condensare i propositi di Ariosto, la materia stessa del suo poema. Il chiasmo iniziale unisce la tematica amorosa a quella bellica e anticipa ciò che il poeta andrà a narrare.

“Quel ramo del lago di Como che volge a Mezzogiorno”

Questa lista è forse un po’ di parte, strizza volutamente l’occhio al lettore italiano, anche a quello meno curioso che ha involontariamente assorbito certi incipit. Caso emblematico è quello di Alessandro Manzoni e I Promessi Sposi. Tra i banchi di scuola tutti si sono ritrovati su quel ramo del lago di Como che volge a Mezzogiorno.

“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza”

Verga racconta dei Malavoglia come fosse uno di loro, in modo mimetico si immerge nella realtà siciliana e ne restituisce un quadro realista, anzi verista.

“C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”

Collodi con Pinocchio si diverte con i più piccoli promettendo sin da subito qualcosa che vada al di là delle aspettativa, delle solite favole con gli stessi re, le stesse principesse, gli stessi castelli. Gli stessi inizi.

 “Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di affermare di essere perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano.”

Sempre ai più piccoli parla J.K. Rowling con Harry Potter. La saga fantasy è diventata un fenomeno editoriale e culturale, un simbolo, ed è ricordare come tutto abbia avuto inizio.

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo. Li. Ta”

Nabovok accarezza le parole, trasforma la prosa in poesia. L’inizio di Lolita è nascondere versi tra le proposizioni, far vibrare suoni e sillabe.

Gregorio Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo

Kafka stupisce. In modo lapidario La Metamorfosi inizia con una sensazionale scoperta, cardine della storia, elemento che incuriosisce e impedisce al lettore di allontanarsi dalla pagina

 “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia è infelice a modo suo

Tolstoj apre Anna Karenina con la rivelazione di verità universale: l’esperienza del singolo è esperienza collettiva, l’inizio di una storia può benissimo essere l’inizio di tutte le altre.

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