“Un’isola calda come la tenerezza, speranzosa come un deserto che carezza con nuvole di piume..”

Jacques Brel, cantautore belga, con questa frase non poteva meglio descrivere la Polinesia francese, insieme di arcipelaghi nei quali rientrano le isole fulcro dell’ispirazione esotica di Paul Gauguin.

Il 28 giugno 1891 sbarca a Papeete, capoluogo di Tahiti, che accoglie soprattutto funzionari francesi e famiglie di notabili indigeni, ma non vi è traccia delle continuazioni culturali più antiche rintracciabili solo nei villaggi periferici, tant’è che dopo qualche mese si trasferisce a Pacca, esattamente nel villaggio di Mataiea in un accampamento sulle rive dell’Oceano.

Paul Gauguin

L’ambiente circostante, diverso da quello conosciuto dall’artista, lo possiamo immaginare osservando Due donne tahitiane sulla spiaggia, un famoso dipinto realizzato nel 1891; si tratta di una pittura ad olio su tela di 69×91 cm, attualmente conservata nel Musee d’Orsay di Parigi, in cui sono ritratte due donne tahitiane, una donna più matura, sulla destra, seduta con le gambe incrociate, mentre la secondo ragazza, più giovane, è girata di spalle e seduta anch’essa sulla sabbia in un momento di riposo. I loro volti malinconici creano un’atmosfera quasi sacrale. I contorni, segnati con un nero deciso, sono diretti ad irrobustirne i tratti. La posizione dei corpi dà un senso di armonia e di equilibrio creando un’atmosfera di serenità e tranquillità che, come spesso accade quando ci si trova davanti ad un’opera d’arte, coinvolge lo spettatore. Le sue opere sono accomunate spesso da forme piatte di colore puro e semplificate con la rinuncia alla prospettiva e agli effetti di luce e di ombra, secondo uno stile che fu chiamato sintetismo, più volte ripreso dagli artisti del Novecento.

Nafea faa ipoipo

Nella composizione possiamo vedere molte affinità con una realizzazione di poco successiva, intitolata in lingua tahitiana Nafea faa ipoipo, che tradotto significa “Quando ti sposi?”, realizzata nel 1892. Paul Gauguin quando iniziò a lavorare alla sua nuova opera non era consapevole che, nella storia a noi contemporanea, il suo immenso amore sviluppato nei confronti di elementi definibili indigeni, l’avrebbe riconosciuta del valore di trecento milioni di dollari. L’iconografia e lo stile non solo gli unici elementi di unione, anche se in questo specifico quadro si ha una madre che guarda in modo particolare la figlia non ancora sposata; soffermandoci sulle emozioni e le sensazioni sembrerebbe quasi che l’artista volesse donare uno stato eternamente paradisiaco al contesto tahitiano, svincolandosi dal paradiso apparente che solo nella Polinesia non colonizzata si poteva ancora percepire, ma molto brevemente, poiché anche le zone più lontane e remote sarebbero state coinvolte da questo profondo processo di mutamento.

Una frase pronunciata da Paul Gauguin descrive e motiva il solo mezzo mediante il quale comprendere le sue produzioni artistiche: Innanzi tutto, l’emozione! Soltanto dopo la comprensione.


FONTI

Storia dell’arte, vol.3 di Gillo Dorfles, Francesco Laurocci, Angela Vettese (2004)