Per chi non lo sapesse, Roma è bagnata da tre fiumi: il primo è il Tevere, il secondo è l’Aniene (affluente del Tevere, conosciuto solo da chi abita nella capitale), ed il terzo è l’Almone, del quale la maggior parte dei romani ignorano l’esistenza.

Quest’ultimo è il più piccolo ed il più ”autoctono” dei tre, poiché nasce ai Castelli, a qualche chilometro a sud di Roma. Le sue acque sono quelle del Lago di Albano, dove sorge il palazzo pontificio di Castel Gandolfo. Il corso del torrente prosegue all’interno della città fino al parco regionale dell’Appia Antica, un vero e proprio gioiello verde all’interno del quale la natura si fonde con i resti dei monumenti dell’epoca imperiale e papalina. Alla fine del suo tragitto l’Alomone è incanalato nel depuratore di Roma sud, ma originariamente sfociava dentro al Tevere, nei pressi della Garbatella.
In epoca imperiale vi si celebrava il rituale pagano della Lavatio, legata alla festività romana Sanguem, nella quale veniva celebrato il mito di Cibele. La statua della dea ogni anno nel mese di marzo veniva immersa nelle acque dell’Almone e veniva asciugata. Il tutto era preceduto da una processione nella quale il simulacro veniva trasportato dal santuario del Palatino fino al torrente.

Se Roma è chiamata la città eterna lo si deve anche per la ricchezza dei suoi corsi d’acqua. Quest’ultima era considerata il bene più prezioso per una comunità, poiché indispensabile per la vita. Ma facendo una disamina dell’attuale stato di salute dei fiumi romani, emerge come il rispetto, quasi reverenziale, che c’era nei confronti di questi, sia venuto meno. In particolare l’Almone, anche a causa della scarsa notorietà, in questi anni è stato il più trascurato dalle varie amministrazioni. Il suo letto è ormai diventato un luogo in cui vengono scaricati rifiuti di ogni genere.

Tuttavia i comitati cittadini hanno fatto molto per la salvaguardia del parco dell’Appia Antica, che è stato in buona parte riqualificato. Resta da lavorare per ridare lustro all’Almone. Ciò che è necessario per tutelare questo patrimonio è rendere i romani consapevoli della sua esistenza. Come anche avvenuto per molti altri siti cittadini in passato, la conoscenza è importantissima per smuovere le autorità ad agire, e per non abbandonare l’Almone alla Damnatio Memoriae.


Fonti:

http://www.romanoimpero.com/2010/03/il-culto-di-cibele.html

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38579

 

Credits: Immagine di copertina