A quasi un anno dal loro caleidoscopico Painting With, gli Animal Collective hanno rilasciato un EP la cui funzione è quella di accompagnare l’opera principale, come se fosse un naturale e fluido epilogo che ne sviluppa e conclude i temi. Tra l’altro, già nella scelta del titolo, The Painters, il gruppo di Baltimora ci suggerisce la consequenzialità di questi loro due ultimi lavori, nonostante gravi su quest’ultimo il peso che si confà al seguito di ogni album di qualità com’è stato Painting With, benché rimanga purtroppo inferiore ai loro lavori migliori, come Merriweather Post Pavilion (2009) o Strawberry Jam (2007).

L’apertura è affidata a “Kinda Bonkers”, primo singolo e brano che riprende a piene mani dal laboratorio di trovate musicali che il collettivo da sempre utilizza. Il ritmo che lo sostiene è di reminiscenza caraibica; trascina per la sua istintività e per il tribalismo che ispira, stimolato anche dal looping continuo di vocalizzi che arrivano ad assomigliare a richiami, per l’appunto, tribali, primitivi e la cui funzione ultima è quella di avvinghiare l’ascoltatore in un ballo d’euforia e assurdità. Il loro intento, come veicolato anche dal testo cantato da David “Avey Tare” Portner, è quello di giungere ad una “unity of all kind”, non solo in senso globale e utopico, ma anche direttamente reciproco, seguendo un’accezione più intimista che giunge a chiedersi: “Are you seeing you? / Are you seeing me?”, in un refrain tra i più coinvolgenti che gli Animal Collective abbiano composto sino ad ora.

Nonostante “Kinda Bonker” rimanga il traino dell’album, le altre tre canzoni che compongono The Painters non sono da sottovalutare. Nella successiva “Peacemaker” troviamo infatti un classico gioco di intrecci vocali come ormai sappiamo aspettarci dagli AnCo. Stavolta, però, è accentuata la sperimentazione con la costruzione di armonie spezzate, edificate a partire dai frammenti delle voci di Avey Tare e di Noah “Panda Bear” Lennox, assemblati dal sampling di Brian “Geologist” Weitz. Tematicamente, la canzone segue il filone pacifista introdotto già in “Kinda Bonker”, sviluppandolo su di un piacevole ritmo – trascinato da un quieto giro di basso –, che ha quasi dell’ambientale, lasciando il giusto spazio per godersi gli avvitamenti vocali della band di Baltimora.

Avvitamenti che ritornano, con maggiore insistenza, nella terza traccia, “Goalkeeper”, nella quale il trio costruisce un’altra intricata armonia ritmica e vocale, ma ben più vorticosa e simile ad alcune tracce del precedente Painting With. Il ‘goalie’ di cui parla la canzone potrebbe essere visto come la metafora dell’uomo che si impegna in una disperata difesa del proprio intimo, finendo per cadere in un ciclo ripetitivo di azioni che non lo conducono a nulla. Testo tipicamente à la Animal Collective, ma che risulta, tutto sommato, meno corposo di quanto ci si aspetterebbe da una band del loro calibro artistico, considerando inoltre che la canzone è sommersa in un susseguirsi di tonfi ritmici e volteggi da tastiera, che sanno di già sentito.

Risolleva la situazione, in termini di godibilità, la quarta e ultima traccia, “Jimmy Mack”, cover di una canzone del ’67 dei Martha and the Vandellas, ricostruita solo come gli Animal Collective sanno fare. La vivacità esplode dal cantato di Avey Tare e dagli accompagnamenti ritmici di Panda Bear e Geologist: sintetizzatori ovunque, una sezione ritmica che non potrebbe essere più estatica ed azzeccata per portare alla conclusione l’EP.

Se Painting With ci ha mostrato il trio alle prese con i loro “strumenti” artistici, con ulteriori sperimentazioni tematiche e musicali, in The Painters li ascoltiamo darci un assaggio dell’intesa che i tre “pittori” di Baltimora – con l’aggiunta estemporanea di John “Deakin” Dibb, quarto membro della band, qui assente – hanno saputo raggiungere dopo oltre quindici anni di attività. L’avvenire è brillante per il gruppo, sperando che i prossimi lavori, le loro future pitture musicali, porteranno le loro sperimentazioni a nuovi picchi.

 


Credits: Img.