Per la loro somiglianza con oggetti di uso quotidiano e parti del corpo, i geroglifici dell’antico Egitto in passato furono spesso interpretati come immagini allegoriche o iconografiche, tendenza che spesso è ancora forte tra i non addetti ai lavori.

La scrittura geroglifica in realtà è composta da cinque tipi di segni: i monolitteri –ai quali corrisponde un solo suono, come le nostre lettere, i bilitteri e i trilitteri –ai quali corrispondono rispettivamente due e tre suoni, gli ideogrammi –che rappresentano un concetto con un solo simbolo, come volto o casa,  e infine i determinativi –che hanno il solo scopo di specificare la tipologia della parola che li precede,  ad esempio se è un nome proprio femminile o maschile, oppure se è il nome di un faraone.

Capire che questi segni potessero essere suoni invece che concetti, fu la svolta di Jean François Champollion per arrivare a decifrarli. Prima di lui furono fatte diverse ipotesi più o meno scientifiche, ma le possibili traduzioni erano sempre talmente diverse da non essere mai affidabili.

Champollion partì dalla comparazione con il greco antico della Stele di Rosetta, dove il testo è riportato anche in demotico e geroglifico. Grazie al determinativo di re, il cui significato era già conosciuto, individuò i nomi di Tolomeo e Cleopatra –una regina molto precedente alla più famosa Cleopatra dell’epoca di Cesare, e comparando il testo con la lingua copta –discendente dell’egiziano antico, con altri studiosi decifrò anche il resto del testo.

Oggi la lingua dell’antico Egitto è conosciuta e compresa senza particolari difficoltà da parte degli studiosi più esperti. Tuttavia, poiché l’egiziano è una lingua semitica, la pronuncia delle vocali è ancora molto incerta. Nelle lingue semitiche –come l’ebraico- le vocali non sono essenziali, perché sono sufficienti le consonanti per capire il significato delle parole; per questo spesso le lingue semitiche scrivono solamente le consonanti, omettendo le vocali. Così abbiamo le trascrizioni solamente delle consonanti dell’antico egiziano, che ci permettono di capire il significato dei testi ma non la loro precisa pronuncia. Comparando la lingua con il copto furono fatte varie ipotesi, ma poiché sono lingue molto distanti nel tempo, i risultati non sono attendibili. Così fu stabilita la convenzione di leggere le semiconsonanti come le vocali più simili e di inserire la vocale “e” tra le consonanti per facilitare la lettura: così Ramss diventa Ramesse oppure Ramses.

È una convenzione consapevolmente errata, tuttavia permette di pronunciare una lingua antica, che ci collega con una civiltà non più così lontana da noi.


Fonti:
K.A. BARD (ed. it. a cura di R. FATTOVICH), Archeologia dell’antico Egitto, Roma, Carocci editore, 2013;
R. SCHULZ, M. SEIDEL, Egypt: The World of the Pharaohs, Ullmann, 2010.

Crediti delle immagini:
Geroglifici
Cleopatra e Tolomeo