di Francesca Gentile

Pubblicità: se al solo sentire pronunciare questa parola in lontananza vi viene l’orticaria, forse è perché siete ancora legati ai tradizionali spot televisivi che non fanno altro che interrompere il vostro programma preferito con una frasetta fastidiosa, l’immagine del prodotto in dimensioni cubitali, sorrisi smaglianti e una musichetta in sottofondo che vi perseguiterà giorno e notte, che lo vogliate o no. Ma, senza farsi pubblicità, anche il marketing ha avvertito negli ultimi anni il bisogno di una ventata d’aria fresca, assumendo furtivamente le forme più inaspettate.

Il consumatore di oggi, sempre più disincantato e informato, non si fa più persuadere da testimonial famosi che elogiano il prodotto tenendolo in bella vista e la funzione etimologica della pubblicità di “rendere noto al pubblico” sembra ormai obsoleta e scontata. Se in passato la propaganda pubblicitaria era un lusso riservato a poche grandi aziende, oggi risulta essere un imperativo irrinunciabile. Gli escamotage per reclamizzarsi sono infiniti e le imprese non sembrano più poterne fare a meno: ne siamo circondati.

Non solo i format di un tempo non sarebbero più apprezzati oggigiorno, ma risulterebbero persino inutili. Per venire a conoscenza della mera esistenza di un prodotto, delle sue caratteristiche di base e dei suoi vantaggi, abbiamo tra le mani il potentissimo strumento del World Wide Web che condisce il tutto con recensioni di altri consumatori, modi nuovi e creativi di diffondere il messaggio pubblicitario, contenuti esclusivi, concorsi e chi più ne ha più ne metta.

Il mondo digitale è il luogo ideale per soddisfare le tacite aspettative dei consumatori moderni, alla ricerca di un coinvolgimento emotivo con il brand, di stimoli ludici, di un’occasione esperienziale che farà occupare alla marca una posizione privilegiata nel loro cuore e che li spingerà a parlarne con altri, in un’ottica di passaparola fisico e social.

Un’azienda che si è dimostrata capace di sfruttare a proprio vantaggio l’elevato potenziale offerto dalla Rete è senza dubbio la BVG (acronimo di Berliner Verkehrsgesellschaft), l’azienda dei trasporti pubblici berlinesi. Mai banale nelle sue campagne pubblicitarie, ha intensificato la sua presenza sui social media, interagendo con fan e clienti su Twitter e sulla pagina Facebook Weil wir dich lieben (perché noi ti amiamo), suo celebre slogan.

Capolavoro indiscusso di creatività e audacia è il video Is mir egal (che potremmo tradurre con “non me ne importa” o “non fa differenza”), lanciato sul web nel dicembre 2015 ma ancora virale, con le sue quasi 10 milioni di visualizzazioni in costante aumento. Si tratta della cover dell’omonima hit di Kazim Akboga, artista berlinese di origini turche calato nei panni di un anomalo controllore.

Attraversando vagoni della metropolitana e del tram, egli enuncia la filosofia aziendale attraverso rime rap ai limiti dell’assurdo: ogni tipo di passeggero è assolutamente benvenuto, l’importante è che abbia il biglietto. Ecco allora che per il controllore “è indifferente”, come recita il titolo stesso del video, se un passeggero fa un trasloco servendosi dei mezzi pubblici, se sulla metropolitana due uomini sono seduti l’uno sull’altro, se c’è musica alta, se una donna ha la barba, se qualcuno grattugia il formaggio, se c’è un cavallo nel vagone e così via. Insomma, sono elencate situazioni alquanto improbabili che possono accadere sui mezzi di trasporto. Tutte sono accettate di buon grado, tranne una: l’assenza del biglietto, intollerabile per BVG.

Sentita una volta, è difficile togliersi dalle orecchie la canzone che si è trasformata in un vero e proprio tormentone. Il suicidio del controllore Kazim Akboga a 34 anni il 14 febbraio 2017 ha pertanto inferto un duro colpo all’azienda e ai suoi fan.

BVG ha dato l’ennesima prova delle sue capacità di marketing con il lancio di un nuovo video nel settembre 2016, dal titolo Alles Absicht (che equivale a “tutto intenzionale”). Questa volta si cerca di dare una spiegazione agli aspetti di cui i passeggeri si lamentano, quali ritardi, annunci all’altoparlante incomprensibili, frenate brusche e autisti dell’autobus che chiudono le porte letteralmente in faccia ai passeggeri che stanno correndo per salire. La parola d’ordine è sempre ironia.

 

Sembra tutto molto facile, ma in realtà dietro a un’azienda di trasporti si cela un mondo nascosto. In un quartier generale segreto si decidono le sorti quotidiane dei trasporti pubblici. Da cosa sono causati i ritardi se non da uno scoiattolo che sceglie quale linea di autobus ne subirà uno? Chiaramente gli annunci incomprensibili all’altoparlante non dipendono che dal masticare cibo mentre li si registra. E le brusche frenate sull’autobus come si spiegano? Chiaro: tra i dipendenti aziendali sono organizzate scommesse che vanno sotto il nome di “Bowling del cliente” (aggiungerei ignaro) e si punta su quanti passeggeri cadranno. Logicamente gli autisti dell’autobus si allenano con grande concentrazione per imparare a chiudere le porte proprio davanti al naso dei passeggeri che stanno per salire. Entrambi in video si possono vedere a piè pagina.

Come prevedibile, le originali campagne pubblicitarie di BVG non lasciano gli spettatori in silenzio, compresi quelli che le considerano un’enorme spreco di denaro, che andrebbe altrimenti investito nella risoluzione dei veri problemi che affliggono i trasporti della capitale tedesca.

Fonti:

foto1 foto2

http://berlinocacioepepemagazine.com/is-mir-egal-il-video-tormentone-sui-mezzi-pubblici-di-berlino-che-ne-esalta-la-grande-tolleranza-345354/

https://www.rosenheim24.de/netzwelt/neuer-bvg-werbespot-wuerde-sich-deutsche-bahn-niemals-trauen-6786159.html

http://www.spiegel.de/panorama/leute/kazim-akboga-is-mir-egal-saenger-aus-berlin-ist-tot-a-1134479.html