Il primo gennaio del 2019 la sonda New Horizons della Nasa raggiungerà 2014 MU69, un corpo celeste appartenente alla Fascia di Kuiper, distante oltre 6 miliardi e mezzo di km da noi e dal nostro Sole.

Lanciata dalla base spaziale di Cape Canaveral il 19 gennaio del 2006 la sonda, sviluppata dalla Nasa, ha sorvolato uno dei pianeti più affascinanti del nostro Sistema Solare, Giove, inviandoci ulteriori informazioni sulla magnetosfera Gioviana, e ha regalato ottime fotografie di alcuni dei suoi satelliti, come quelle di Io. La missione principale però è stata quella di far visita al pianeta nano Plutone e al suo maggiore satellite, Caronte, e studiarli entrambi, missione avvenuta con successo. Grazie alla sonda abbiamo infatti scoperto che Plutone è tutt’altro che un gigantesco corpo morto e ghiacciato; grazie ai dati ricevuti è risultato che il pianeta nano è geologicamente vivo ed ha una vera e propria atmosfera e, probabilmente, anche un oceano ghiacciato sotto il suo spesso strato di ghiaccio.

Illustrazione artistica della sonda automatica New Horizons/NASA

Adesso New Horizons si spingerà ancora oltre: i suoi obiettivi principali si trovano infatti ai confini del Sistema Solare interno, e sono proprio gli oggetti della Fascia di Kuiper, una regione del Sistema Solare che si estende oltre l’orbita di Nettuno (oltre 4 miliardi e mezzo di km di distanza), e comprende una serie di corpi celesti minori. L’oggetto su cui sta puntando adesso la sonda della Nasa è precisamente un piccolo pianetino ghiacciato del diametro di circa 20-40 km, un oggetto troppo piccolo per essere osservato dal potente telescopio spaziale Hubble in orbita attorno alla Terra.

L’interesse verso questi oggetti che sono così lontani è rappresentato dal fatto che sono dei veri e propri ‘fossili’ risalenti al periodo di formazione del Sistema Solare, e sono quindi degli oggetti che ci possono fornire molte informazioni utili ad una corretta ricostruzione di come siamo finiti ad orbitare attorno alla nostra stella insieme agli altri pianeti.

Il futuro della sonda è simile alle altre due esploratrici spaziali del Sistema Solare esterno, le sonde gemelle Voyager 1 e 2 lanciate oltre trent’anni fa sempre dalla stessa Nasa, che sono entrate ufficialmente nello spazio interstellare (lontane dall’influenza del campo magnetico solare) il 25 agosto del 2012; similmente infatti, New Horizons esplorerà l’eliosfera esterna del Sole e la sua eliopausa, per disperdersi, tra migliaia di anni, nelle profondità del cosmo.