di Ettore Gasparri

23 mesi. 61 udienze. 27 richieste di ergastolo. C’è attesa nell’aula bunker di Rebibbia. Sotto processo gli accusati del piano Condor. Ad attendere una condanna i famigliari dei desaparecidos.  Arriva la lettura della pena. 8 ergastoli. Tra i famigliari delle vittime scendono le lacrime. Lacrime dolci e lacrime amare.  Giustizia è stata fatta, ma solo in parte. Troppe le assoluzioni per chi si è macchiato di tali crimini.

 

Il piano Condor prese corpo negli anni più bui delle dittature in America Latina. Tra gli anni ’70 e ’80 infatti si scatenò una caccia sistematica agli oppositori dei governi che collaborarono tra loro attraverso un perverso sistema di intelligence. A farne le spese furono moltissimi giovani di Cile, Argentina, Perù, Uruguay e Bolivia. Nel 1999 il Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo avvio un inchiesta che si materializzò nel processo del febbraio 2015 con le accuse a carico di 33 ex militari per gli omicidi di militanti di sinistra di origine italiana.

 

 

L’ergastolo è arrivato per i cileni Hernàn Ramirez Ramirez e Rafael Ahumada Valderrama. Il primo era comandante della regione militare di Temuco e qui il suo nome è legato alla scomparsa del sacerdote Omar Venturelli. Il secondo è ritenuto invece responsabile del brutale omicidio di Juan Montiglio, i cui figli Tamara e Alejandro era presenti in aula. Montiglio era faceva parte della guardia di Allende e una volta catturato fu portato in caserma, fucilato, ed infine il suo corpo fu ridotto a brandelli usando una carica di dinamite affinché non ne restasse traccia. Condannati anche i boliviani Luis Garcia Meza Tejada e Luis Arce Gomez, tra i peruviani Francisco Morales Bermudez Cerruti, Pedro Prada Richter e Germàn Ruiz Figueroa e l’uruguayano Juan Carlos Blanco.

 

Suscita però scalpore e disappunto l’ assoluzione di Jorge Troccoli. L’uruguayano fuggì in Italia durante gli anni ’90 dove ottenne senza particolari problemi la cittadinanza, viste le evidenti origini Italiane. Fu poi arrestato nel 2008 e accusato di vari omicidi, tra i quali quelli di Edmundo Dossetti, Ileana Garcia, Julio D’Elia, Yolanda Casco, Raul Borrelli e Raul Gambaro, tutti di origine italiana. Capitano del servizio segreto della marina Troccoli si è difeso sostenendo di fare il suo dovere servendo lo Stato.

 

In aula presente anche il vicepresidente dell’Uruguay Raul Sendic, che rigrazia l’Italia per “impegnarsi a così grande distanza dai fatti in un processo come questo”. L’Italia ha infatti il merito per avere fatto luce su una vicenda disumana e ancora oscura. Ma la soluzione e la giustizia non sembrano essere davvero giunte a compimento. In appello si cercherà di condannare coloro che sono stati assolti.

Fonti: TPI