di Federica Trucchia

 

È giunta al termine la 67esima edizione del Festival di Sanremo, condotto per il terzo anno da Carlo Conti e per la prima volta da Maria De Filippi. Termina la kermesse e, come sempre, la classifica finale divide e crea discussione. Sanremo è Sanremo, tra chi dice di non guardarlo e per chi invece è una tradizione. È attualità, cultura e, che si voglia o no, è bello parlarne. Nel caso vi foste persi qualcosa, volutamente o per sbaglio, ecco cos’è accaduto durante queste serate sanremesi, quali sono state le delusioni e le migliori esibizioni sul palco dell’Ariston.

Prima serata

La migliore – Vedrai di Samuel

Samuel si presenta sul palco dell’Ariston sicuro e consapevole. Dimostra di essere subito uno dei migliori e sorprende, con o senza i Subsonica. Porta il brano Vedrai, un pezzo pop elettronico, estremamente attuale, in cui racconta la volontà di superare le paure che disturbano la nostra quotidianità. Fa sicuramente ballare e conquisterà le programmazioni radiofoniche.

La delusione – Il cielo non mi basta di Lodovica Comello

Dovrebbe spaccare il mondo, ma la sua prima esibizione sul palco dell’Ariston delude. Lodovica Comello presenta Il cielo non mi basta, è imprecisa e si percepisce una grande fatica interpretativa. Da Violetta alla conduzione del programma Italia’s Got Talent, ha dimostrato di essere capace di qualunque cosa, ma la prima serata a Sanremo le gioca brutti scherzi. Il brano è semplice e l’esibizione è priva di emozione.

Seconda serata

La migliore – Fatti bella per te di Paola Turci

È sorprendente. Sale sul palco con grinta e orgoglio, presentando Fatti bella per te; una canzone sulla consapevolezza dell’essere sé stessi. Dimostra tutta la sua esperienza nell’interpretazione e nella presenza scenica, appare matura e impeccabile. Il brano è una pop ballad con sonorità elettroniche, anch’essa molto attuale e, durante l’esibizione, non sbaglia.

La delusione – Do retta a te di Nesli e Alice Paba

L’interpretazione di Nesli e Alice Paba non è stata convincente. Presentarsi come coppia sul palco dell’Ariston è rischioso. Il pubblico deve percepire coinvolgimento, i due artisti devono essere complici e in totale sintonia, ma in questo caso pare non sia scattata alcuna intesa. Alice Paba, vincitrice della scorsa edizione di The Voice, si fa prendere dall’emozione. Non risulta in linea con il brano Do retta a te e neanche con il timbro dell’ex-rapper Nesli. Non c’è coesione ed è percepibile, in una canzone pop dall’atmosfera sanremese.

Terza serata: le cover

La migliore – Sempre e per sempre di Francesco De Gregori (interpretata da Fiorella Mannoia)

È una garanzia, Fiorella Mannoia trova sempre un modo per stupire. Pochi hanno la sua disinvoltura sul palco, dettata da qualcosa d’innato e da anni di esperienza. Ancora una volta catalizza l’attenzione e sceglie un brano di non facile interpretazione. La sua versione di Sempre e per sempre di Francesco De Gregori è intima e diretta. Celebra il rimanere fedele a chi si è, qualunque cosa accada. Sincera ed elegante, la Mannoia è se stessa e non le serve altro.

La delusione – Le mille bolle blu di Mina (interpretata da Lodovica Comello)

Trasforma il palco dell’Ariston in un musical Disney, peccato non regali le stesse emozioni. Lodovica Comello avrebbe tutte le carte in regola: canta, balla e presenta, ma questa volta esagera. Punta in alto e il confronto è elevato, scegliendo Le mille bolle blu di Mina. È pretenziosa, la voce non è così disarmante e la canzone perde il suo significato originale. Il carattere elegante del brano viene annullato e il pezzo assume toni più sbarazzini. Dimostra di essere una grande stratega: le coreografie infatti, ricordano a tratti gli show di Katy Perry, ma non centra l’obiettivo.

Quarta serata

La migliore – Occidentali’s karma di Francesco Gabbani

Che sia in positivo o in negativo, Francesco Gabbani con la sua Occidentali’s karma ha la capacità di lasciare chiunque senza parole. La sua presenza sul palco risveglia dal torpore il pubblico del teatro Ariston e l’esibizione della quarta serata del festival manda in totale euforia anche la sala stampa. Gabbani crea con ilarità l’effetto tormentone, cercando di ripetersi, dopo il successo dell’anno precedente. Di certo, aiuta il sound del brano, particolare e diverso da tutti gli altri pezzi in gara. Ha la volontà di raccontare l’attualità e le tendenze sociali, inserendo nel testo spiritualità e religione, apparentemente attraverso parole a caso. In realtà fa tutto parte di un abile piano, giocosamente organizzato, comprese le bizzarre esibizioni. Stupisce e si presenta sul palco con un costume da scimmia, richiamando la coreografia del video di Adventure Of The Lifetime dei Coldplay. Paradossalmente assurdo, ma si distingue.

La delusione – Fa talmente male di Giusy Ferreri

Un’interpretazione del pezzo svogliata e forzata. Fa talmente male la sua canzone, in tutti i sensi. Infatti Giusy Ferreri paga le imprecisioni della tre giorni sanremese con la definitiva eliminazione dal festival. Mette in scena un’esibizione migliore delle serate precedenti, ma risulta comunque in difficoltà sul palco e non lo nasconde. Nonostante il risultato, è un pezzo molto radiofonico e potrebbe avere lunga vita nelle programmazioni dei prossimi mesi.

La finale

Le Migliori  

La finale del 67esimo Festival di Sanremo si conclude con la vittoria di Francesco Gabbani e la sua Occidentali’s Karma. È senza alcun dubbio, il pezzo più trascinante di questa edizione sanremese e ha la capacità di far ballare chiunque. Dopo aver vinto lo scorso anno le giovani proposte, il cantautore Gabbani si aggiudica il premio più ambito del Festival e il suo brano è già un tormentone. Impossibile non farsi coinvolgere!

Fiorella Mannoia si classifica seconda, nonostante tutti i pronostici. L’esibizione di Che sia benedetta, ha ancora una volta un grande impatto sul pubblico e lei si presenta sul palco con la mise più elegante dell’intero Festival. È impeccabile, come sempre.

Ed infine, il terzo posto va al cantautore Ermal Meta e alla sua Vietato morire. Dopo aver lasciato tutti senza parole con la cover di Amara terra mia di Domenico Modugno ed Enrica Bonaccorti, si aggiudica la terza posizione e ottiene anche il premio della critica Mia Martini. Meta fa incetta di premi e consensi. Infatti, Vietato morire è uno dei brani più apprezzati di questo Festival, grazie anche alla bravura e al coraggio di aver portato, sul palco dell’Ariston, il tema della violenza domestica attraverso un arrangiamento in chiave leggera: “Ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai”.

La delusione

Al di là di tutto, ci si domanda ancora perché Greta Menchi facesse parte della Giuria di qualità del Festival.