Russia e Giappone, che probabilmente sono percepiti dalla maggior parte delle persone come due paesi ”distanti” tra loro, non solo confinano, ma vivono da settant’anni una controversa disputa territoriale.
I rapporti tra queste due civiltà sono sempre stati difficili. Nell’ultimo secolo ci sono state numerose battaglie, le quali hanno visto prevalere prima gli uni e poi gli altri. Nel conflitto del 1905 il Sol Levante inflisse una pesante sconfitta alla flotta zarista, ottenendo il controllo dell’area coreana e anche alcune isole. Quaranta anni dopo l’Unione Sovietica, a seguito della sconfitta giapponese nella seconda guerra mondiale, riottenne le e basi navali e le terre che aveva perso, tra cui le isole Curili.

Proprio queste sono state il pomo della discordia, che tutt’ora rendono tesi i rapporti tra Putin e Shinzo Abe. Infatti dalla fine della II guerra mondiale i sovietici non stipularono mai formalmente la pace con i nipponici, e l’annosa questione delle Curili è stato uno dei motivi principali. Il tutto è nato dopo il trattato di San Francisco del 1951, non ratificato da Mosca, nel quale i Giapponesi confermarono la perdita di qualsiasi diritto sulle isole, escludendo comunque dai territori ritenuti cedibili le quattro più meridionali dell’intero arcipelago, ormai occupate dall’esercito sovietico dopo il 1945, perché “originariamente giapponesi”.

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A dire il vero in questa intricata disputa l’America ci mise lo zampino, poiché nel 1956 i due “litiganti” avevano trovato un compromesso accettabile: l’URSS avrebbe ceduto le isole di Chabomai e Šikotan, le più vicine a Hokkaido, successivamente alla firma dell’armistizio. Tuttavia il segretario di stato americano John Foster Dulles bloccò tutto, intimando al governo nipponico di non stipulare alcun trattato con Chruscev. Il clima di guerra fredda aveva reso gli Stati Uniti decisi a creare un avamposto occidentale in Giappone, e per questo i sovietici non avrebbero dovuto intrattenere alcun rapporto diplomatico con il Sol Levante.

Così grazie all’ ”ultimatum di Dulles” la pace non venne più firmata e le isole rimasero ai russi. Tuttavia se sessant’anni fa furono gli americani a far saltare gli accordi, un nuovo incontro non fu mai organizzato soprattutto per il temperamento delle nazioni in questione, che tradizionalmente sono poco inclini al perdono.

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Attualmente i due paesi hanno mostrato la volontà di riavvicinarsi. Già nel 2013 Abe ha visitato Mosca dopo anni di gelo diplomatico. Putin vuole aprire il dialogo sul problema territoriale, dopo che nel 2006 si è toccato uno dei massimi momenti di crisi, a causa dell’uccisione, da parte di una nave pattuglia russa, di un pescatore giapponese che stava navigando nelle acque a nord est di Hokkaido. Nonostante la crisi in Ucraina abbia rallentato il processo di riavvicinamento, questo sembra inevitabile poiché Putin ha intenzione di farsi un nuovo alleato nell’area del Pacifico – e forse anche di firmare quella pace che manca dalla fine della seconda guerra mondiale.

Fonti:

http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/le-isole-curili-nei-rapporti-tra-giappone-russia-e-cina/

http://www.geopolitica-online.com/31939/la-disputa-delle-curili-tra-russia-e-giappone-una-soluzione-e-possibile

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