“Lui: Tu preferisci vivere con il Principe piuttosto che morire con il tuo amore.
Lei: Preferisco vivere che morire, lo ammetto.
Lui: Parlavamo d’amore, signora.”

Non dico che questo sia il succo di tutto il libro di cui questa citazione fa parte, ma poco ci manca. William Goldman, sceneggiatore teatrale con la passione del cinema e del teatro, fin da bambino si cimenta anche nella scrittura di romanzi. “La Principessa Sposa” gli esce particolarmente bene. Cosa intendo per bene? É un libro che mette insieme tutto quello che un bambino – un bambino vero, ma anche quello che continua a vivere in noi giovani-adulti e negli adulti soprattutto – desidererebbe non smettere mai di leggere. Un intreccio di personaggi semplici nella loro complessità, lotte, fughe, rapimenti, duelli all’ultimo sangue, storie di amore (forse?), lealtà e tradimenti. Non mancano ironia e ritmo che, una volta girata la prima pagina, impediscono letteralmente di posare il libro.

L’intreccio è perfetto soprattutto se si considera l’alternarsi di episodi avvincenti e l’inserirsi di dialoghi semplicemente geniali, come quello che ho riportato all’inizio. Uno scambio brevissimo di battute, che quasi te li immagini sospesi nel tempo i due protagonisti; che quasi, senza sapere niente della trama e dell’ambientazione cavalleresca del romanzo, te li vedi lì, uno davanti all’altra, lei che si liscia distrattamente una piega del suo vestito di raso e lui in piedi, impettito, con il morso del cavallo nella mano.

Lui le pone una domanda semplice: “Tu preferisci vivere con il Principe piuttosto che morire con il tuo amore (che poi sarei io)”, lei risponde altrettanto semplicemente dimostrando di aver colto l’inflessione di provocazione nella voce di lui: “Preferisco vivere che morire, lo ammetto”.

E qui cosa vorreste risponderle, ad una bellissima donna che vi dice queste poche parole? Non è l’ingenuità che la porta a rispondere in questo modo, è l’amore cavalleresco, e qui la magia di Goldman, portato agli estremi con sapiente e dissacrante ironia. Proprio quando ci si aspetta che lei risponda “Non è vero, io voglio vivere con te, mio vero amore” lei butta lì un “Preferisco vivere che morire”, letale, brutale. La meraviglia poi, è che lui non molla, ma se ne esce di scena con una risposta altrettanto stupenda “Parlavamo d’amore, signora”, della serie, ho capito a che gioco stai giocando e io mi tiro fuori. Insomma per una volta, nessun “vissero per sempre felici e contenti” o almeno così sembra dalla prima metà del libro.

Non succede molto spesso di prendere in mano un libro che ferma lo scorrere del tempo e che ti fa ritrovare a fine serata, con ormai il buio fuori dalle finestre, e lo sgomento di essersi assentati da tutto per così tanto tempo. Quello che rimane da fare, oltre che invidiare un poco chi non avesse ancora letto questo libro, è regalarne più copie possibile, nonostante l’arduo compito di trovarne ancora una dopo l’ultima ristampa del 2007.

 

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