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20 novembre 2017

il Simposio di Platone – L’amore al tempo dei Greci (antichi)

il Simposio di Platone – L’amore al tempo dei Greci (antichi)

Secondo la tradizione greca è il dio Eros ad occuparsi dell’amore fra due persone. Eros, per i romani Cupido, classicamente rappresentato nell’atto di scagliare frecce per colpire i due amanti e farli innamorare, è in realtà solo il dio dell’attrazione sessuale. Il concetto greco di amore presso i Greci era molto più complicato – e sotto alcuni aspetti più evoluto – rispetto al nostro. Nella mitologia greca possiamo trovare ben 10 divinità che salvaguardano l’amore in tutte le sue forme, e possiamo stare certi che se c’erano è perché servivano.

Accanto ai più famosi Eros e Afrodite (Venere per i romani) troviamo tra gli altri Anteros, Imene e Philotes rispettivamente dio dell’amore corrisposto, dio dei matrimoni e dea dell’affetto. Insomma, bisognava stare attenti a invocare la divinità giusta per non incorrere in spiacevoli inconvenienti.

La situazione è già complicata così, senza aggiungere i vari tipi di amore omosessuale che al tempo erano non solo permessi, ma anche caldamente incoraggiati. Soprattutto l’amore fra due uomini adulti era visto come un’unione fra due anime belle, forti e alla ricerca di anime altrettanto belle. Questa vicinanza era considerata la più sublime fra tutte, perché sebbene prevedesse rapporti sessuali, questi non erano il fine ultimo della relazione, bensì un modo per raggiungere l’unione delle anime.
Per districarsi all’interno di questo universo affascinante ma sicuramente complicato, Platone si distacca dagli dei tradizionali e nel Simposio ci espone la propria visione del concetto di amore. Egli inventa il mito dell’androgino, una figura composta da due esseri umani incollati fra di loro. O almeno così noi li percepiamo. Perché – ci spiega Platone attraverso le parole di Aristofane – originariamente l’essere umano era doppio, era dotato di due teste, di quattro braccia, di quattro gambe e così via. Le due metà erano totalmente fuse fra di loro.
Tuttavia un giorno gli androgini decisero di sfidare Zeus. Il dio supremo, non potendo accettare un tale atto di ribellione, decise inizialmente di distruggerli del tutto, ma poi resosi conto del fatto che gli androgini erano gli unici ad adorare le divinità, decise di tagliarli in due. In questo modo le creature venivano indebolite e passavano la loro intera esistenza alla ricerca della metà originaria. Una volta trovata, si avvinghiavano ad essa dimentichi di tutto, perfino del mangiare e del bere, tentando invano di ricostruire l’unità originaria.

Mosso a compassione, Zeus decise di trasportare i loro organi genitali sul davanti, in modo che potessero procreare e mandare avanti la specie e ricostruire anche solo per un momento l’unità originaria dei corpi.

 

In questo modo nacquero gli uomini nella loro forma attuale, e Platone ci spiega le nostre inclinazioni sessuali in questo modo: gli androgini che erano costituiti da un uomo e da una donna hanno dato origine a individui eterosessuali, quelli composti da due uomini e quelli composti da due donne provano attrazione per il loro stesso sesso.
Grazie a questa semplice “favoletta” Platone è riuscito a spiegare un concetto complicato e ricco di numerose sfumature come l’amore, riuscendo perfino a dare una motivazione all’incessante caccia dell’anima gemella. Una favoletta facile da leggere e che rimane ben impressa nella mente, che ci fa capire qualcosa di più sull’affascinante mondo dell’antica Grecia e su noi stessi.

 

 

credits, c, c

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