di Francesca Gentile

Dire che siamo circondati da simboli che rimandano a qualcosa di più rispetto alla loro mera apparenza fisica è riduttivo. Un po’ come quando si consulta il dizionario dei sinonimi, trovarsi a tu per tu con un simbolo significa cogliere la corrispondenza tra un elemento fisicamente percepibile del mondo e ciò che di astratto tale elemento è capace di evocare.

L’apice della forza di un simbolo va colto nell’arbitrarietà che questo è grado di procurarsi, originando convenzioni che non lasciano spazio al dubbio. L’arbitrarietà, un affascinante tacito accordo collettivo che vige tra i parlanti di una stessa lingua e appartenenti alla stessa cultura, ci semplifica la vita senza farcene accorgere: sorprendente è infatti pensare come ognuno di noi utilizzi la stessa parola (o meglio “significante”) per indicare il medesimo concetto, permettendo agli ingranaggi di quella macchina perfetta che è la lingua di girare a dovere, ben oliati dall’aderire alla convenzione collettiva senza neppure firmare e astenendosi dal domandare.

Andando oltre l’ambito linguistico, siamo immersi in un oceano di simboli arbitrari: dai cartelli stradali, al movimento della mano che mettiamo in pratica quotidianamente per salutare; dalla bandiera di uno Stato, alla bilancia raffigurata nei tribunali per indicare la giustizia.

La forma che diamo ai nostri comportamenti e pensieri, plasmandoli rispettivamente in gesti e parole, dice chi siamo. Anche la forma assunta da occhi e labbra rende manifesto il nostro stato d’animo. In alcuni casi, è quindi sufficiente che un dato oggetto assuma una determinata forma perché questo sia in grado di comunicare. Ognuno di noi ha un amico non particolarmente portato per il fai da te che a Natale impacchetta i regali seguendo con scrupolosa attenzione la sagoma del dono, lasciando ben poco spazio all’immaginazione. La forma preannuncia il contenuto evoca, esprime, urla.

Ma chi ha detto che lo stesso ragionamento non possa essere applicato a ciò che mangiamo? Si dà il caso che molti alimenti freschi assomiglino incredibilmente agli organi o alle parti del corpo a cui sono funzionali. Ad affermarlo la teoria delle segnature, che affonda le sue origini nella notte dei tempi.

Nell’antichità era credenza popolare che tutto il presente in natura fosse destinato all’uomo e, per renderne comprensibile l’utilizzo, ogni frutto o verdura avesse la forma della parte del corpo che trarrebbe beneficio dalla sua assunzione. Con Paracelso, alchimista e filosofo svizzero vissuto a cavallo tra il 1400 e il 1500, si cercò di elevare a livello medico quella che fino ad allora era solo una teoria, sostenendo che le qualità delle piante si riflettono spesso nel loro aspetto. In altre parole, se un alimento ricorda la forma di un organo del corpo umano, significa che consumarlo è utile alla sua cura o mantenimento in salute.

La forma della noce non richiama forse la struttura del cervello umano? La somiglianza è talmente sorprendente da ricordare perfettamente i due emisferi dell’encefalo e da eleggere questo frutto uno dei migliori alleati per il nostro cervello, essendo ricco di omega-3, acido folico (vitamina B9) e vitamina E. Consumare quattro noci al giorno è infatti consigliato per migliorare la memoria e le prestazioni cognitive, nonché per prevenire l’invecchiamento celebrale.

La carota affettata ricorda un occhio, con annesse nervature che si irradiano dal centro della pupilla. Il beta-carotene non solo conferisce alle carote il loro vivace colore arancione, ma aiuta a mantenere la vista in buona salute. Un consumo regolare aumenta il flusso sanguigno diretto agli occhi, rafforzandoli e agendo da tonico per la vista. Un gambo di sedano è molto simile ad un osso. Non è un caso che questa verdura contenga silicio in grande quantità, un vero toccasana per rafforzare il nostro scheletro.

Si potrebbe continuare all’infinito, menzionando la correlazione tra fagioli e reni, pomodoro e cuore, funghi affettati e orecchio, radice di zenzero e stomaco, uva e polmoni, semi di melograno e denti…

Se vi fate sorprendere dalle piccole cose come me e i segreti della natura vi affascinano, il semplice osservare la forma degli alimenti nel nostro piatto può essere divertente e curioso, oltre che benefico. Nella società di oggi, ritmi frenetici e mancanza di tempo sono solo due delle cause additate per un’alimentazione scorretta, che porta in tavola la prima cosa che ci capita a tiro. Un breve sguardo alla frutta e alla verdura non richiede che qualche secondo, ma può cambiare drasticamente il nostro approccio con il cibo, rendendoci più consapevoli di ciò che di buono stiamo facendo per il nostro corpo e, perché no, alimentando la nostra fantasia.

 

 

Fonti: foto1 foto2

http://www.treccani.it/vocabolario/simbolo/

https://www.dionidream.com/la-dottrina-della-segnatura/