di Serena Terruzzi

Sinkhole, parola anglosassone letteralmente traducibile con “buco del lavandino”, ma esattamente di cosa si tratta? Un fenomeno sorprendente e a tratti sorprendentemente pericoloso, un passaggio tra la superficie terreste e il sottosuolo che si apre solamente quando la Terra sprofonda.

I territori carsici, modellati e plasmati dall’azione dell’acqua, sono indubbiamente luoghi soggetti a cambiamenti della morfologia terrestre e all’apertura di passaggi verso i sotterranei. Questi paesaggi sono proprio il risultato del lento lavorio dell’acqua che generalmente non è visibile sulla superficie, ma svolge un’azione placida e nascosta. In questi territori si aprono spesso improvvise voragini: i sinkholes, appunto.

Si tratta di una delle conformazioni più classiche del paesaggio carsico e la traduzione italiana “buco del lavandino” descrive con estrema semplicità quello che accade quando le acque piovane convergono e riescono a infiltrarsi nel sottosuolo, creano gorghi e vortici potenti e violenti: proprio come quando si toglie il tappo in un lavabo pieno di acqua.

Queste fratture segnano dei veri e propri passaggi di transizione tra la superficie e il sottosuolo e proprio per questo motivo sembrano aprire una porta verso il buio, l’ignoto. Questa peculiarità li ha resi fonte di ispirazione per alcune icone letterarie, come dimenticare il famosissimo buco di Alice nel paese delle meraviglie  o l’accesso che permette ad Axel di compiere il suo Viaggio al centro della Terra?

Si tratta di luoghi dell’immaginario legati spesso anche a leggende popolari che narrano di sinkholes abitati da figure mitiche, folletti o creature maligne. Ad accrescere il fascino di questi luoghi sono, oltre al buio e alle difficoltà esplorative, le differenze di temperatura tra interno e esterno della voragine: in inverno, la circolazione dell’aria nel sottosuolo, caratterizzata da temperatura maggiore rispetto all’ambiente esterno, fa sì che da questi buchi esca aria calda sotto forma di vapore. Uno spettacolo suggestivo che si presta con facilità a interpretazioni magiche.

Anche nel Bel Paese il fenomeno ha una certa rilevanza, basta ricordare il sinkhole avvenuto a Bottegone (Grosseto, Toscana) nel gennaio 1999 e quello di Camaiore (Lucca, Toscana) nel 1995. Una banca dati cronologica relativa al fenomeno è stata creata in Italia dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI). Si tratta di una raccolta che include tutti gli eventi rilevati sul territorio nazionale. Lo scopo è quello di valutarne i danni, le conseguenze e monitorarne la frequenza. L’elemento temporale risulta infatti particolarmente rilevante e gli studi si stanno proprio concentrando su questo. Complessivamente sono stati fino ad ora censiti un migliaio di casi circa, che interessano quasi tutte le regioni della penisola, con prevalenza numerica nei territori del Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

Fonti: Montagne 360. La rivista del Club alpino italiano- Ottobre 2016

foto1 (Sinkhole in Florida)

foto2 (Sprofondamento nell’area carsica dell’Alta Murgia, Puglia)

foto3 (Sinkhole causato dall’erosione dell’acqua piovana infiltrata tra l’asfalto e il terreno, USA.)