Il giallo. Per qualcuno è il preferito, per altri è semplicemente un colore che fa pensare alla gioia, all’allegria, al caldo e quindi all’estate. Per Vincent Van Gogh però è il colore più importante, quello che sì rievoca il sole, ma anche la malinconia. 

Tutto ha inizio durante l’infanzia travagliata di Vincent quando, a undici anni, viene lasciato in un collegio dai genitori i quali poi si allontanano in un’auto gialla; insieme alla famiglia, questa si è portata via la natura, l’aria aperta, quindi la sua felicità. 

Nei suoi primi lavori prevalgono i colori cupi, ma a Parigi, dove alloggia dal fratello Theo, il quale si prenderà cura di lui per circa due anni, scopre lo stile orientale, compra delle stampe giapponesi sulle quali poi lavorerà e inizia così ad utilizzare colori più vivaci. Capisce che ha bisogno di stimoli che la capitale non può dargli in quanto è fin troppo grigia. Si trasferisce allora nel sud della Francia, in Provenza. Qui rimane affascinato dai grandi spazi, dalla vegetazione e dal vento secco del Maestrale. Gli tornano in mente le lunghe giornate passate nei campi di grano durante la sua infanzia prima di essere lasciato in collegio. Inizia una delle fasi più importanti della sua carriera artistica, quella dell’ “Alta nota gialla”. I girasoli, soggetti molto amati dal pittore e tra i più riconoscibili dal grande pubblico, ne fanno parte. Questi sono dipinti che però emanano una certa malinconia, lo si può capire dalle pennellate che danno ai petali e agli steli dalle forme contorte un segno di tormento. 

Girasoli malinconici, Vincent van Gogh,1888

Questa fase si accompagna agli ultimi anni di vita di Van Gogh, malato di sifilide da ormai molto tempo. Sono anni di follia, costellati da allucinazioni e tentati suicidi. Chi lo avrebbe mai detto che Notte stellata sul Rodano (1888) Notte stellata (1889), due dipinti così romantici, fossero stati dipinti proprio in questo periodo.

Notte Stellata, Vincent van Gogh, 1889

Quando si trasferisce nella Casa gialla scrive ad alcuni suoi amici di vecchia data che aveva conosciuto a Parigi, tra i quali figuravano parecchi pittori illustri dell’epoca. Li invita a casa, ma solo uno di loro accetterà l’invito: si tratta di Gauguin. In un primo momento gli artisti lavorano insieme, trasformano la stanza in un atelier, ma col tempo si capiscono sempre meno: Vincent dipinge il reale e il quotidiano, mentre l’amico fa della pittura la ricerca del simbolismo. Tra i due scoppiano frequenti litigi, Van Gogh arriva a mutilarsi tagliandosi il lobo di un orecchio. Susseguono a questo episodio numerosi ricoveri in manicomio perché creduto matto.

Ma era davvero un folle o semplicemente vedeva in faccia la realtà per ciò che era? Senza filtri riusciva a fissare il sole, insopportabile da guardare in modo diretto per chiunque altro. Sicuramente ora penseremo al colore giallo in un modo un po’ diverso, scorgendoci dentro, forse, anche qualcosa di più inquieto e infelice.


FONTI

Dal documentario Dietro l’artista: Van Gogh – Pittore assoluto