Chi più chi meno, tutti conosciamo il Signore degli Anelli, opera massima dello scrittore John Ronald Reuel Tolkien. La versione cinematografica diretta da Peter Jackson è diventata celebre ed è stata riconosciuta a livello internazionale con l’ottenimento di molti Oscar. Infatti il Signore degli Anelli è la trilogia cinematografica ad aver ricevuto più statuette in assoluto in tutta la storia del cinema (ben 17 vinte e 30 nomination). Ma il Signore degli Anelli non può essere ridotto alla sua (pur grandiosa) versione cinematografica né tantomeno alla semplice lettura del libro in sé. Dietro al tentativo di distruzione dell’anello, alla battaglia per ristabilire il bene all’interno della Terra di Mezzo e ai personaggi più noti, come Frodo, Gandalf, Aragorn, Gimli e Legolas, si cela un intero universo, interamente concepito dalla mente geniale di Tolkien.

 

Le opere principali di Tolkien, il Silmarillion, lo Hobbit e il Signore degli Anelli sono state concepite tutte in funzione di quest’ultima. L’intento di Tolkien era di creare un’opera unitaria, un’intera mitologia che potesse spiegare il funzionamento di un mondo intero, fantastico ma allo stesso tempo verosimile e regolato da leggi interne perfettamente funzionanti. È così che non solo vengono definiti i confini spaziali all’interno dei quali si spostano i personaggi, anch’essi ben delineati in diverse razze (nani, elfi, umani, Hobbit, orchetti e altri) e ciascuna con la sua specifica funzione all’interno dell’opera, ma viene anche creata una cosmogonia originale della Terra di Mezzo.

 

La narrazione della creazione del mondo ricalca sotto molti punti di vista la genesi biblica: Eru Ilúvatar, che può essere considerato il padre degli dei e in ogni caso è la divinità principale del mondo di Tolkien, crea Ea (ovvero l’esistenza, l’essere) e Arda (la terra). Grazie all’aiuto delle altre divinità minori, che aiutano nella creazione dell’uomo e che scendono sul nuovo mondo, Arda si popola, dando origine a varie stirpi di Elfi, di uomini, di nani e orchi (gli ultimi due nascono come degenerazione dei primi). Ciascuna delle nuove stirpi parla una lingua diversa, e in questo consiste la grande genialità di Tolkien, anche se si tratta di qualcosa che non salta immediatamente all’occhio.

 

Egli aveva come grande passione l’invenzione di lingue nuove. Fin dall’adolescenza aveva iniziato a creare linguaggi artificiali per comunicare con le cugine e con i suoi più stretti amici, linguaggi che divennero sempre più elaborati fino alla nascita di vere e proprie lingue, con vocaboli propri e grammatiche complete. La lingua alla quale rimase più affezionato e che continuò a perfezionare per tutta la vita fu il Quenya, lingua madre degli Elfi quando ancora si trovavano in una tribù unitaria. Questo linguaggio poi si divise in vari dialetti e subì l’influenza delle lingue confinanti (esattamente come accade a una lingua vera!) e durante il periodo in cui è ambientato il Signore degli Anelli – la terza Era di Arda – il quenya classico è ormai relegato a lingua di studio, di rituale e di scrittura colta, un po’ come accadde al latino nel medioevo. Ciò favorisce lo sviluppo degli altri linguaggi.

 

Tutti quelli che hanno visto il film si sono accorti che i vari personaggi parlano lingue diverse (soprattutto si nota ciò nell’interazione fra elfi e uomini) e famosa è la scena in cui Gandalf cerca il modo di accedere alle miniere di Moria. Sulla porta è scritto “dite amici ed entrate”. La scritta (in lingua elfica) non viene letta a voce alta ma viene subito tradotta in lingua comune, e da qui scatta l’incomprensione. Per far sì che le porte si aprissero bastava dire “amici” in lingua elfica!

Ecco il transcript della scena.
GIMLI: Oh, le mura di Moria.
GANDALF: Dunque, vediamo… Ithildin. Riflette solo i raggi del Sole e della Luna. C’è scritto: “Le porte di Durin, Signore di Moria. Dite amici ed entrate”.
MERRY: E che cosa vorrebbe dire?
GANDALF: Oh, è semplice. Se uno è amico dice la parola magica, e le porte si aprono. Annon Edhellen edro hi ammen! Ando Eldarinwa a lasta quettanya, Fenda Casarinwa!
[Vari tentativi di Gandalf con varie formule magiche] FRODO: È un enigma. Dite amici ed entrate. Qual è la parola elfica per “amici”?
GANDALF: Uh? Mellon! Oh, oh, oh! [Le porte si aprono]

Gli aspetti finora evidenziati (tuttavia ancora non sufficienti per comprendere la complessità del pensiero alla base della nascita della Terra di Mezzo) bastano già a farci capire qualcosa in più sulla figura di Tolkien. Non tutti sanno che egli fu un grande filologo e professore di storia e lingua inglese medievale all’università di Oxford, incarico da lui svolto con grande senso del dovere ma anche con grande dedizione, che gli permetteva di unire i suoi interessi personali ai suoi dovere accademici. Tra le sue grandi passioni (oltre a quella già vista per le lingue moderne, antiche e quelle inventate) degno di nota è anche un grande interesse per il folklore britannico e per la mitologia norrena e celtica, dalle quali trasse ispirazione per la creazione di molti personaggi, vicende e tematiche che si sviluppano nel corso delle sue opere. Un esempio:
Tutti si ricordano la scena a Gran Burrone, in cui si riuniscono le famiglie più potenti della Terra di Mezzo per decidere le sorti dell’anello. Dopo alcuni scontri verbali e opinioni divergenti si giunge alla decisione di fondare la compagnia dell’anello, che poi sarà alla base di tutto lo sviluppo successivo della vicenda. La consuetudine di riunire i capi delle famiglie più importanti e di discutere il problema fino a giungere a una decisione unanime è tipica delle popolazioni germaniche e si trova riflessa nella mitologia nordica con il nome di þing (“assemblea” appunto).

Ecco la scena

 

Finora abbiamo avuto un assaggio della complessità e della raffinatezza di quest’opera, ormai diventata un classico e che ha decretato la nascita del genere fantasy, ma che continua a stupire nuove generazioni di lettori grazie alla sua potente carica innovativa. Probabilmente le ricerche sull’universo di Tolkien e sul suo modo di lavorare si svilupperanno notevolmente nei prossimi anni, aiutandoci a capire sempre di più l’opera in sé ma anche la genialità del suo autore.

 

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