A partire dall’anno Mille, iniziò ad essere sperimentata la lirica musicata dai trovieri e trovatori in Francia e dai Minnesänger in Germania. Inizialmente, i componimenti musicali erano composti da un’unica strofa, ma in seguito essi si arricchirono, introducendo formule metrico-ritmiche e rimiche sempre più elaborate, giungendo, così, alla canzone polistrofica. Esse tuttavia, obbedivano a delle strutture predeterminate che, seppur conservando la propria originalità musicale e di contenuto, avevano uno schema fisso e per questo vengono chiamate “formes fixes” (“forme fisse”). Queste ultime consentivano un certo ordine e logicità interna al brano, determinando le suddivisione e ripetizioni delle sezioni di cui era costituito il componimento stesso (solitamente le sezioni erano due, A e B). Le principali, in Francia, erano Ballade, Rondeau e Virelai; nelle regioni di lingua tedesca, il Barform.

Per Barform (tradotto in italiano è “forma Bar”) si intende una struttura caratterizzata da due segmenti melodici identici, detti “Stollen”, che accompagnano musicalmente le prime due strofe del testo (quindi, ripetendosi per due volte in modo invariato), cui segue un “Abgesang” conclusivo che presenta una melodia nuova da quelle precedentemente ascoltate. Lo schema è quindi AAB, che si ripete in ogni stanza e veniva impiegato soprattutto nel Lied tedesco.

Il termine “Barform” fu coniato dallo studioso Alfred Lorenz negli anni Venti del Novecento e deriva dalla forma poetica medievale tedesca nota – appunto – come “Bar”.
Essa prevede la ripetizione per due volte di uno stesso modulo melodico-ritmico (A): i cantori d’amore tedeschi erano soliti esibirsi davanti a molte persone, proponendo una musica capace di coinvolgere il volgo e, per riuscire nell’intento, occorreva che le melodie proposte fossero semplici e conosciute (questo spiega anche l’esiguità delle musiche rispetto alle poesie, il che fa pensare che melodie preesistenti fossero impiegate per nuovi testi poetici, secondo il fenomeno del “contrafactum”). Ecco perché la sezione A veniva ripetuta due o più volte: bastava un ascolto per conservare nella memoria musicale quanto appena sentito e riconoscerlo anche nella seguente sezione; questo consentiva una vicinanza maggiore tra l’artista e l’ascoltatore/spettatore.
La novità melodico-musicale è rappresentata dalla riproposizione di un nuovo tema (B): non è necessario che esso abbia la stessa lunghezza della parte A e può riprendere anche delle note o motivi già sentiti negli “Stollen”; tuttavia rimane importante per introdurre un elemento di novità nel componimento stesso.

Sebbene la forma Bar sia specialmente tripartita, esistono anche altre versioni quadripartite, come AABB o AABA. Tra i vari esempi, Kalenda Maya è al primo posto.

Kalenda Maya (dal provenzale “Calendimaggio”) è il componimento musicale più noto di Raimbaut de Vacherais, un poeta di corte, risalente al XII secolo. Oltre a essere uno dei pochissimi esempi di “estempida vocale” che sono giunti a noi, Kalenda Maya è importante per esemplificare la forma Bar tripartita (AAB) ripetuta in tutte le sue sei combla che la compongono.
Nell’esempio-audio riportato, il brano musicale è eseguito dagli Skye Consort, un ensemble nato a Montréal, nel 1999, il cui orientamento musicale è caratterizzato dalla musica tradizionale canadese, francese e celtica.

A
Kalenda maia | ni fueills de faia
ni chans d’auzell | ni flors de glaia
A
non es qe·m plaia, | pros dona gaia,
tro q’un isnell | messagier aia
B
del vostre bell | cors, qi·m retraia
plazer novell, | q’amors m’atraia, 
e jaia | e·m traia
vas vos, | donna veraia; 
e chaia | de plaia·l 
gelos, | anz qe·m n’estraia.

Tuttavia, è importante notare che anche molti successivi compositori utilizzarono la forma Bar nelle loro composizioni, ad esempio Bach, Schubert, Schumann. In realtà, essa è utilizzata più spesso di quello che si pensi (spesso, forse, senza nemmeno sapere di adoperarla): perché? Probabilmente per la sua semplicità e per la conseguente facilità ad avvicinarsi più al pubblico.

Possiamo a proposito citare alcuni celebri esempi.

The Star Spangled Banner è l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America, le cui parole vennero riprese dal poemetto patriottico “Defence of Forty McHenry”, scritto nel 1814 da Francis Scott Key. Egli era stato ispirato dalla visione della bandiera a stelle e strisce che sventolava dagli spalti di Fort McHenry dopo la battaglia di Baltimora contro gli inglesi (1814). Anche questo componimento è un esempio di Barform tripartito (AAB).

 

A
Oh, say can you see, by the dawn’s early light,
What so proudly we hailed at the twilight’s last gleaming?
A
Whose broad stripes and bright stars, through the perilous fight,
O’er the ramparts we watched, were so gallantly streaming?
B
And the rockets’ red glare, the bombs bursting in air,
Gave proof through the night that our flag was still there.
O say, does that star-spangled banner yet wave
O’er the land of the free and the home of the brave?

Hey you dei Pink Floyd dall’undicesimo album, “The Wall” (1979); i brani musicali contenuti in quest’ultimo sono emblematicamente tasselli di un’unica opera rock il cui argomento principale è il mondo in cui Pink, un personaggio fittizio, tende a nascondersi; egli, a causa della sua indole fortemente insicura, di esperienze personali vissute e traumi infantili, tende sempre di più isolarsi, costruendosi un “muro” mentale. In Hey you, primo brano del secondo CD dell’album, Pink sembra cambiare idea, volendo abbattere quel “muro” che lo separa dal mondo circostante, ripristinando il contatto con l’altro-da-sé (you).
Hey you è un esempio di Barform quadripartito (AABA): l’ossatura melodica di fondo, che accompagna le richieste disperate e d’aiuto di Pink, è intervallata da un accompagnamento innovativo, che funge da “bridge” (B).

A
Hey you out there in the cold
Getting lonely getting old
Can you feel me?
Hey you standing in the aisles
With itchy feet and fading smiles
Can you feel me?
Hey you don’t help them to bury the light
Don’t give in without a fight
A
Hey you out there on your own
Sitting naked by the phone
Would you touch me?
Hey you with you ear against the wall
Waiting for someone to call out
Would you touch me?
Hey you, would you help me to carry the stone?
Open your heart, I’m coming home
B
But it was only fantasy
The wall was too high
As you can see
No matter how he tried
He could not break free
And the worms ate into his brain
A
Hey you, out there on the road
Always doing what you’re told
Can you help me?
Hey you, out there beyond the wall
Breaking bottles in the hall
Can you help me?
Hey you, don’t tell me there’s no hope at all
Together we stand, divided we fall

 


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