Un altro Natale, un’altra invasione. Niente di nuovo per il Dottore, che stavolta deve affrontare una razza aliena di cervelli indipendenti che prendono possesso di corpi umani e vogliono colonizzare la terra. Come sempre le trame degli episodi di Doctor Who non sembrano avere minimo senso per chi non segue la serie e non si può negare che sia così. A volte ne hanno poco anche per chi la segue, ma Doctor Who è così, la si ama o non la si segue.

Importante giro di boa per il Dottore di Peter Capaldi: abbiamo ormai due stagioni per tirare un bilancio della sua esperienza sotto la direzione salda di Steven Moffat. Dopo una prima stagione (l’ottava) molto discussa ed in generale fallimentare, che ha saputo mettere d’accordo solo per il suo Dottore, la successiva ha saputo rilanciarsi con una nuova struttura narrativa (gli episodi doppi), che ha realizzato l’intento di tornare al racconto della Tennant-saga, basato su episodi verticali completamente indipendenti. Il risultato, fra critica e appassionati, è stato variegato: tutti d’accordo su Capaldi, ormai nei cuori di tutti, molti d’accordo sulla struttura narrativa, che ha abbandonato le esagerazioni della Smith-saga, pochi d’accordo su Clara Oswald, la companion più discussa di sempre. Per alcuni troppo protagonista, per altri troppo poco, il suo personaggio legato così ambiguamente al Dottore, quasi un flirt quello con Smith ed in continua evoluzione con Capaldi, ma anche indipendente e con una vita propria, non è mai riuscita a mettere d’accordo, soprattutto alla luce della sua dipartita.

Dopo questa introduzione veniamo alla puntata: il Dottore ha una breve avventura con un bambino a New York, città molto significativa per tutti gli appassionati, ricordiamo The angels take Manhattanche finisce per ingoiare una gemma che gli dona dei poteri rendendolo un vero supereroe da fumetto, come dai personaggi esplicitamente detto. I due si rincontreranno 24 anni dopo per fermare la sopracitata invasione. Storia assolutamente classica, il Dottore che nel suo girovagare crea scompiglio e intreccia le sue avventure con quelle dei suoi terrestri prediletti. Il divertimento c’è, il grottesco ed il paradossale pure, invasioni ed alieni con poco senso anche: il mix Doctor Who al completo. Ma come nella migliore tradizione degli episodi di Natale non è una storia come le altre. Si trova in un importante punto di snodo per il Dottore (“which one? there are many” “The main one, the original”): ha da poco, per noi, per lui chi sa, perso la sua compagna di mille avventure e a questo la puntata ci vuole portare: al dolore incondivisibile del Dottore, costretto a portarselo dietro per sempre, redimibile solo dalla morte, più o meno coscientemente cercata. Sarà Nardole, nuovo temporaneo side-kick a farglielo notare: if you missed her so much, couldn’t you just write her a poem? Intorno a questo tentativo di sfuggire dal dolore si articola l’intero episodio, caricato di grottesco e quasi di surreale proprio per calare lo spettatore nell’animo del Dottore, che si lancerebbe in fronte alla morte pur di non rimanere solo un altro giorno.

L’episodio segna il ritorno del Dottore alla vita attiva che noi bene conosciamo ed apre alla nuova stagione e alla nuova companionMa chi è che gli mancava così tanto, chi è questa lei? Clara? È quello che tutti avevano pensato fino alla fine. No, non è lei, ce lo dice ancora Nardole, voce della coscienza del Dottore: è River Song, ovviamente. Il suo più grande amore, a cui nell’episodio di Natale dell’anno scorso ha dovuto dare l’ultimo, stavolta veramente ultimo, addio. Twenty-four years, what a nightUn lungo addio, ma pur sempre un addio. Ed ora il Dottore non ha più Clara né River, ma è comunque pronto a tornare.

 

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