Oggi un film senza colonna sonora, senza parole, potrebbe riscuotere successo ed essere apprezzato dal pubblico? Probabilmente la risposta è no, abituati oggi al Dolby, al Surround e a tutti gli effetti sonori e audio che adesso, non più solo al cinema ma anche a casa propria sono facilmente riproducibili.

Ieri all’epoca del cinema delle origini, dove il cinema muto faceva da padrone, non avere musica e suoni era consuetudine. Ciò che affascinava lo spettatore era il movimento delle foglie sullo sfondo del paesaggio, un inseguimento, un volto proiettato. Il cinema doveva quindi essere in grado di affascinare e raccontare una storia senza l’uso della parola, per sopperire a questa “mancanza”, la settima arte attinse dal mondo del teatro, la pantomima e i gesti degli attori. Gesti che dovevano necessariamente essere eccessivi e grotteschi, in quanto solo al corpo dell’attore era affidato il compito di dare un significato all’azione.

Certo non ci dimentichiamo che talvolta un pianoforte accompagnava la proiezione della pellicola, ma il vero suono erano le strilla della folla che fuggiva dal treno dei Lumière o le risate provocate da una scenetta comica, o gli “oooooh” affascinati di un pubblico che si approcciava per la prima volta a questo mezzo. Grandi nomi e volti di attori provenienti dalle fila teatrali, tutt’oggi conosciuti come Max Linder, Charlie Chaplin erano dei veri maestri di quest’arte, quest’ultimo tentò di resistere all’arrivo del sonoro, infatti il suo primo film parlato arrivò nel 1940 con Tempi Moderni.

Oggi sono pochi i registi che si cimentano con questa “vecchia” realtà, ricordiamo Mel Brooks con il suo Silent Movie o Michael Hazanavicious e il suo celebre The Artist che, con questa pellicola, ha voluto regalare al pubblico di oggi uno stralcio del cinema di ieri, portandoci a riflettere sul fatto che oltre ad essere parte della storia del cinema, i film delle origini rappresentano un esempio a cui ispirarsi.

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