Sebbene al giorno d’oggi si sappia solo criticare la nostra società per i progetti mai portati a termine e le promesse non mantenute, anche nel nostro Paese ci sono valide iniziative da segnalare.

Mettere al primo posto la cultura, l’educazione: questo dovrebbe essere l’obbiettivo. Creare qualcosa che permetta lo sviluppo e la crescita di abilità già innate in alcuni individui.

In fin dei conti educare può essere sinonimo di costruire e il mondo si basa su questo, dare forma a ciò che ci circonda. Lo studio da essere per pochi eletti è diventato “moda”, e perché no, a volte scorciatoia, un modo per sviare alle responsabilità. Molti partono già consapevoli del fatto che non hanno voglia di impegnarsi per il conseguimento di un’ipotetica laurea, ma nonostante ciò, quasi per inerzia, proseguono lungo il proprio cammino, evitando gli sforzi utili a capire quale strada prendere, quale obbiettivo prefiggersi.

Non per questo però dobbiamo generalizzare pensando che il famoso “pezzo di carta” non sia più utile, anzi. Chi realmente ha delle idee, dei sogni, dovrebbe sfruttare le plurime proposte che ad oggi ci vengono offerte in campo di studi e farne tesoro.

Ultimamente le università stanno ampliando i loro programmi, i master e le specialistiche in particolare aumentano e permettono un’ampia scelta e diversi sbocchi formativi. Ne è un esempio il “giovane” master promosso dall’Università di Bologna, in Design and Technologies for Fashion Communication.

Ce ne parla Federico Chiara, in un articolo scritto per Vogue, raccontandoci che, appunto nella città di Bologna, una nuova architettura per la ricerca della moda ospita uno dei master più tecnologici del momento.

“Un corso che vuole superare le rigide divisioni disciplinari universitarie”, spiega il direttore Federica Muzzarelli, “per creare degli esperti in tecnologie della comunicazione che conoscono la moda, i suoi meccanismi di sviluppo e valorizzazione, le sue dinamiche progettuali e di visualizzazione”.

Il master si terrà nell’ex-stabilimento del gruppo La Perla a Bologna, ora trasformato in Fondazione Fashion Research Italy, e sarà aperto a non più di trenta laureati. Con 360 ore di lezioni, 120 ore di workshop con professionisti e tutor e 500 ore di stage in aziende tra le più prestigiose del Made in Italy il progetto di focalizzerà sul passato per creare uno splendido futuro.

L’invito è a riflettere: non continuiamo a scegliere per luoghi comuni, non svalutiamo ciò che non merita di essere svalutato. Cerchiamo semplicemente di cogliere le giuste occasioni, perché ci sono, solo che alle volte fa troppa fatica accorgersene.

 

FONTI:

immagini: http://preziosamagazine.com, http://www.arts.ac.uk

testo: Vogue agosto 2016