C’è chi ama l’avventura e accorre ad ogni richiamo all’Indiana Jones. C’è chi il mistero lo brama dalla mattina alla sera. Ci sono gli esploratori, quelli che se ne vanno in terre lontane e poi ci sono quelli a cui basta girare un angolo, per trovare un mondo da scoprire. L’Italia è colma di gioielli architettonici e culturali, borghi, parchi archeologici, musei…e di luoghi in completo abbandono ricchi di misteri e tutti da esplorare.

1. Come la splendida Abbazia di San Galgano, (Chiusdino, Siena). In stile gotico, fu fondata dai monaci cistercensi nel 1218 e terminata nel 1262 per accogliere i numerosi pellegrini che si recavano all’eremo di Montesiepi. Decisamente imponente, l’abbazia godette di grande splendore ma iniziò ben presto a perdere la sua influenza: già nel ‘500 vi risiedevano pochi monaci e nel 1786 crollò il campanile travolgendo parte del tetto. Da allora il luogo divenne una cava di pietra e solo nel XX secolo venne restaurata e messa in sicurezza. Affascinante nella sua decadenza, l’Abbazia è a cielo aperto, e dà il meglio di sé visitata sotto un manto di stelle (la biglietteria chiude alle 23.00). La mancanza del tetto accomuna l’Abbazia a quelle di Melrose, di Kelso e di Jedburg in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania, di Beauport a Paimpol (Bretagna) e del Convento do Carmo a Lisbona. Per gli amanti di Re Artù, a poche centinaia di metri dall’Abbazia, si erge l’eremo di Montesiepi dov’è custodita la tomba di San Galgano e la “spada nella roccia”, conficcata secondo la tradizione, da San Galgano stesso nella roccia, il giorno che decise di rinunciare alla vita da nobile.

2. Dai relitti architettonici del medioevo a quelli degli anni ’60. Spostandosi in Brianza a Consonno, si può visitare la Las Vegas italiana. Correva l’anno 1962 quando il Conte Mario Bagno, un eccentrico industriale brianzolo decise di trasformare l’antico borgo di Consonno in un parco giochi per adulti. La mecca del gioco d’azzardo, però, durò molto poco. Nel 1976 una frana isolò il paese che da allora è completamente abbandonato.

3. Restando in zona, ad Alzano Lombardo, Bergamo, si trova il Cementificio Fratelli Pesenti, meglio conosciuto come il Cementificio dei Giganti. Costruito nel 1878-’83, negli anni è cresciuto fino a raggiungere gli odierni 25.000 mq. Sottoposto dal 1980 a vincolo di tutela come monumento di archeologia industriale, fu il primo complesso in Italia nel suo genere ed il più grande ed innovativo d’Europa. Oggi è in uno stato di completo abbandono. La facciata è arricchita da pregevoli e ricchi ornamenti ed i percorsi aerei che trasportavano i materiali sono ancora in piedi mentre la parte alta è arricchita da splendidi colonnati in stile dorico.

Vallone dei Mulini,
Photo Credits: Mentnafunangann

4. Scendiamo al sud per esplorare il Vallone dei Mulini, Sorrento, originatosi circa trentacinquemila anni fa, quando una violenta eruzione dei Campi Flegrei, ricoprì la zona che va da Punta Scutolo a Capo di Sorrento di detriti. La località, però, deve il suo nome alla presenza di un mulino utilizzato per la macinazione del grano. Creato intorno al 1600 per sfruttare le acque del torrente, fu presto seguito da una segheria, che trattava legno di ciliegio, ulivo e noce, e da un lavatoio pubblico. Il Vallone, pur essendo un lungo di vita popolare, fu comunque oggetto di opere pittoriche e riproduzioni di artisti sia italiani che stranieri. Sorrento, all’epoca, era unita al resto della costiera da uno stretto ponte che superava la valle: nel 1866 venne deciso di eliminare il ponte e sostituirlo con una piazza. Il Vallone dei Mulini si trovò così diviso in due: da un lato, lo sbocco verso il mare, occupato poi dalla strada per il porto, dall’altra il piccolo complesso industriale che cessò di funzionare agli inizi del XX secolo. Resa impossibile la vita umana, quella naturale prese il sopravvento. Vi si trovano numerose piante, alcune considerate rare o quasi del tutto scomparse, come la Phyllitis vulgaris, oltre a diverse forme di piante carnivore e cespugli di capperi.

5. L’Italia è disseminata di borghi abbandonati, tutti estremamente affascinanti e a tratti inquietanti. In Abruzzo si trova Rocca Calascio, in provincia dell’Aquila, nella bellissima cornice del Parco Nazionale del Gran Sasso. Terra di terremoti, nel 1703, la città fu devastata da una violenta scossa. La parte alta della città fu totalmente abbandonata, lasciando la rocca disabitata. Sul finire del XX secolo, grazie soprattutto al successo derivato dall’ambientazione di alcuni film (come Lady Hawke del 1985, e Il nome della rosa del 1986), alcune abitazioni sono state recuperate, e altre sono state convertite a strutture ricettive. Il castello, inoltre, ha subito un’importante operazione di restauro e consolidamento ed è oggi una delle principali attrazioni turistiche della zona.

6. In Calabria il paese di Pentedattilo, frazione di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), è posto a 250 metri sul livello del mare, arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da cui deriva il nome: penta + daktylos = cinque dita. Un posto affascinante e pieno di mistero, uno dei centri più caratteristici dell’Area Grecanica, soprattutto da quando a metà degli anni ’60 fu abbandonato per poi riiniziare lentamente ad animarsi negli anni ’80, quando di riscoperto e riabitato da giovani ed associazioni.

7. Sempre al sud, passando in Campania si trova Romagnano al Monte, un comune di 399 abitanti nella provincia di Salerno. Danneggiato nel corso degli anni da ripetute scosse sismiche, con il terremoto del 1980 il paese fu finalmente abbandonato e ricostruito a 2 km di distanza. Toponimo risalente all’epoca latina e ricco di storia, oggi è possibile camminare tra i ruderi del centro storico e respirare a pieno un mondo che non c’è più, dal castello alla chiesa parrocchiale.

Craco
Photo Credits: Andrea Tomassi

8. In Basilicata, a poca distanza da Matera, si trova Craco. A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco iniziò ad essere evacuata, allora il centro contava quasi 2000 abitanti. Nel 1972 un’alluvione peggiorò ulteriormente la situazione, impedendo un’eventuale ripopolazione del centro storico e dopo il terremoto del 1980 Craco vecchia venne completamente abbandonata. Vero e proprio paese fantasma dal fascino irresistibile, il paese è diventato il set di numerosissimi film, come La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson e Cristo si è fermato a Eboli (1979) di Francesco Rosi.

9. Si chiude il tour tornando al nord, raggiungendo il Lago di Resia, un lago alpino artificiale situato a 1.498 m nel comune di Curon Venosta in Alto Adige. Presso il passo di Resia si trovavano tre laghi naturali: il lago di Resia, il lago di Curon detto anche lago di Mezzo e il lago di San Valentino alla Muta. Nel 1950, però si decise la costruzione di una grande diga che unificò i primi due precedenti laghi e sommerse l’antico abitato di Curon Venosta che venne ricostruito più a monte. 163 case e 523 ettari di terreno coltivato a frutta furono sommersi. A memoria di ciò che c’era, dalle acque del lago si erge la cima del vecchio campanile di Curon (Graun). In inverno, quando il lago gela, il campanile è raggiungibile a piedi ed una leggenda racconta che in alcune giornate d’inverno si sentano ancora suonare le campane (che invece furono rimosse dal campanile il 18 luglio 1950, prima della formazione del lago).

 

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