di Marco Danza

Una leggenda popolare di origine cinese, diffusa però nella cultura giapponese, parla del Filo Rosso del Destino. Secondo la tradizione ogni persona nasce con un invisibile filo rosso stretto attorno al mignolo della mano sinistra, che lo lega alla propria anima gemella. Il filo è indistruttibile, così che le due persone sono destinate, prima o poi, a incontrarsi e a sposarsi.

 

Wei era un uomo che, rimasto orfano di entrambi i genitori in tenera età, desiderava sposarsi e avere una grande famiglia; nonostante i suoi sforzi era giunto all’età adulta senza essere riuscito a trovare una donna che volesse diventare sua moglie. Durante un viaggio Wei incontrò, sui gradini di un tempio, un anziano, appoggiato con la schiena a un sacco, mentre era intento a leggere un libro. Wei chiese all’uomo cosa stesse leggendo; l’anziano rispose di essere il Dio dei matrimoni e, dopo aver guardato il libro, disse a Wei che sua moglie in quel momento era una bambina di tre anni e che avrebbe dovuto attendere altri quattordici anni prima di conoscerla. Wei, deluso dalla risposta, chiese cosa contenesse il sacco; l’uomo rispose che lì dentro c’era del filo rosso che serviva per legare i piedi di mariti e mogli. Quel filo è invisibile e impossibile da tagliare, per cui una volta che due persone sono legate tra loro saranno destinate a sposarsi indipendentemente dai loro comportamenti o dagli eventi che vivranno. Queste parole non convinsero Wei che, per sentirsi libero di scegliere da solo la donna da sposare, ordinò al suo servo di uccidere la bambina destinata a diventare sua moglie. Il servo pugnalò la bambina ma non la uccise: riuscì soltanto a ferirla alla testa e Wei, dopo quegli eventi, continuò la sua solita vita alla ricerca della moglie. Quattordici anni dopo Wei, ancora celibe, conobbe una bellissima ragazza diciassettenne proveniente da una famiglia agiata e si sposò con lei. La ragazza portava sempre una pezzuola sulla fronte e Wei, dopo molti anni, le chiese per quale motivo non se la togliesse nemmeno per lavarsi. La donna, in lacrime, raccontò che quando aveva tre anni fu accoltellata da un uomo e che le rimase una cicatrice sulla fronte; per vergogna la nascondeva con la pezzuola. A quelle parole Wei, ricordandosi dell’incontro con il Dio dei matrimoni e dell’ordine che dette al suo servo, confidò alla donna di essere stato lui a tentare di ucciderla. Una volta che entrambi furono a conoscenza della storia si amarono più di prima.

 

Quante volte siamo alla ricerca estenuante di un persona che ci stia affianco, rincorriamo sempre qualcuno per la paura di restare soli senza badare a chi corrisponda quel qualcuno. Ci affanniamo tra siti di incontri, locali affollati, richieste ed approcci sui social, ci ostiniamo in ogni modo a voler rendere qualsiasi figura come fosse quella giusta per sé. In realtà accade che quando si smette di rincorrerla, di cercarla assiduamente, improvvisamente il destino il più delle volte presenta, rivela quella persona tanto aspettata. In quel momento si vive come una folgorazione, si ha l’impressione vivida di conoscere da una vita quella persona. Si percepisce un legame magnetico che unisce, un’intesa e una sincronia profonda quanto stretta ; progressivamente e inesorabilmente si fa cadere qualsiasi muro, fino a giungere ad una totale apertura verso l’altro. Si instaura una complicità e un continua concentrazione su di lei, la si vede come quel tassello fondamentale per completare la propria essenza, quella tessera che non si sarebbe mai potuto trovare se non si fosse rivelata così all’improvviso. La testa lascia sempre più spazio e scena alla pancia e al cuore. Si sente davvero quel filo rosso che tiene uniti da persino prima che fosse avvenuto il fatidico incontro. Il filo non si spezza mai e, seppur si possa allungare, si comporterà sempre da elastico, facendo così tornare dalla propria anima gemella.

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