Dagli inizi alla leggenda, The Greatest è raccontato nel documentario di Federico Buffa, in onda su Sky Sport, sotto forma di una miniserie, con taglio cinematografico, che ricostruisce le vicende personali e sportive del grande campione. Louisville Days Miami, the Glory; Atlanta, the Herole tre puntate che ripercorrono i luoghi in cui Cassius Marcellus Clay Jr. è nato e cresciuto, ha iniziato la sua scalata ed è diventato il grande Muhammad Ali.

Una cinepresa proietta le immagini e i video di repertorio e una playlist musicale di 22 brani, sapientemente scelta da Massimo Oldani, voce del Soul, R&B, funk e black music di Radio Capital, accompagna e immerge lo spettatore nell’America di Ali. Un resoconto giornalistico dettagliato e profondamente studiato attraverso l’ingente produzione letteraria, artistica e musicale sul mito di Ali, che indaga il protagonista attraverso i luoghi, gli episodi e i personaggi. La casa della famiglia in Kentucky, la Columbia gym dove a 12 anni per la prima volta indossa i guantoni, le Olimpiadi del 1960 a Roma e il paracadute tenuto con sè per tutte le 11 ore di volo perchè Ali, a quel tempo Cassius Clay, aveva paura di volare; l’incontro con Liston nel 1964, la sua conversione religiosa e la decisione di cambiare nome; il rifiuto di arruolamento e le vicende giudiziarie, l’avversione alla guerra in Vietnam, la battaglia per i diritti , l’incontro con Frazier al Madison Square Garden a New York, il 1974 e l’incontro contro Foreman a Kinshasa nello Zaire, che passerà alla storia. Il ritiro nel 1979, quello definitivo nel 1981, il morbo di Parkinson diagnosticato nel 1984, il 1996 e le Olimpiadi di Atlanta in cui Ali è tedoforo, la morte il 3 giugno del 2016 a Scottdale: Buffa ripercorre tutte le tappe che hanno reso Ali il più grande sportivo di sempre, una leggenda che ha influito non solo nello sport ma soprattutto nella società, nella politica e nella cultura.

A raccontare il mito è la voce di uno storyteller straordinario, un narratore unico del suo genere, che racconta e interpreta, che scandisce le parole e utilizza la gestualità. Preparato, appassionato e graffiante: così può essere definito Federico Buffa, giornalista, telecronista, scrittore e performer che nel 2013 comincia per Sky sport una serie, Federico Buffa racconta, in cui presenta i grandi personaggi dello sport mondiale, da Diego Armando Maradona a Michael Jordan; nel 2014 conduce Federico Buffa racconta Storie Mondiali Storie di CampioniCon lo sguardo sempre fisso in camera si rivolge allo spettatore, utilizzando un linguaggio incisivo e diretto, che si sposa alla perfezione con i tempi della televisione di oggi: intrattenimento e informazione coniugati e riassunti in 60 minuti per ogni  puntata. Buffa stimola la curiosità e mantiene vivo l’interesse dello spettatore, trasportato da un episodio all’altro, grazie ad un allestimento grafico elegante e le musiche particolarmente suggestive, che inchiodano il tempo delle vicende: si inizia con Strange Fruit di Billie Holiday, si incontrano Ray Charles con I’ve Got A Woman, Sam Cooke con A Change is Gonna Come, The Beatles con I Want To Hold Your Hand, Edwin Starr con War, Stevie Wonder con You Haven’t Done Nothing, Bob Dylan con Hurricane e si conclude con The Greatest del trio femminile King.

Con tono comprensivo, spesso romantico e a tratti imperativo, Buffa racconta Ali: personaggio irrequieto e sensibile, che ha sempre avuto nel corso della sua vita un impatto incredibile sugli Stati Uniti d’America; era in grado di spostare l’opinione pubblica e di essere preso in grande considerazione dall’apparato politico americano. Un uomo “dal popolo e per il popolo”, che lotta appassionatamente contro la segregazione razziale, per l’affermazione dell’uguaglianza tra bianchi e neri, che rifiuta di arruolarsi per la guerra in Vietnam perchè “la mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o qualche altra persona con la pelle più scura, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America […] Sparargli per cosa? Come posso sparare a quelle persone? Allora portatemi in galera“. E la galera Ali la rischia seriamente, perchè un tribunale lo dichiara colpevole di renitenza alla leva e lo condanna a cinque anni di carcere, ma soprattutto gli viene impedito di combattere. Solo nel 1971 la Corte inverte la sentenza restituendogli il ring. Un carattere esplosivo che lo porterà a diventare il Campione del mondo dei pesi massimi, lui che continuava a ripetere “di me sentirete parlare“; deciso e irriverente ridicolizzava l’avversario con le dichiarazioni prima dell’incontro e sul ring. Ali incontra i personaggi più influenti della mondo, da Nelson Mandela ai Baetles, conosce tutti i presidenti da J.F.Kennedy in poi, si lega fortemente alle figure storiche di Malcolm X e Martin Luther King.

E’ stato il più grande sportivo di sempre, come definito da alcuni, e il simbolo della storia americana a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta: vola come una farfalla e pungi come un’ape, l’insegnamento più bello che potesse lasciare all’umanità.

Fonti: Federico Buffa racconta Muhammad Ali/Sky sport