Durante il Risorgimento, la Repubblica Romana rappresentò il più audace, seppur breve, esperimento democratico italiano. Durò solo cinque mesi, ma fu l’esperienza più genuinamente repubblicana del suo periodo.

Fino al momento della fuga del papa a Gaeta nel novembre 1848, lo Stato Pontificio era di gran lunga il regime più arretrato della penisola. Dal punto di vista economico vi era una sorta di immobilismo causato dalle mancate innovazioni tecniche nel settore produttivo, mentre dal punto di vista democratico era una monarchia assoluta, nella quale il “papa re” possedeva sia il potere temporale che spirituale.
Pio IX, eletto nel 1846, fu un discreto innovatore rispetto ai predecessori e la sua nomina fu accolta con grande favore. Già durante il primo anno di pontificato concesse una limitata libertà di stampa, diede una Costituzione e nominò un ministero con molti elementi liberali. Tuttavia nonostante le numerose riforme, le speranze vennero disattese a causa della sua presa di distanza dai patrioti durante la guerra d’indipendenza del ’48. Di conseguenza gli animi già irrequieti del popolo si incendiarono, e sfociarono in rimostranze e agitazioni.
Pio IX impaurito dai moti rivoluzionari fuggì in segreto la sera del 24 novembre, e Roma si risvegliò da un giorno all’altro senza il “papa re”.

L’inaspettato avvenimento causò uno shock notevole soprattutto negli ambienti governativi, e venne così nominata una giunta provvisoria. L’accordo per il ritorno di Pio IX non si raggiunse, così venne convocata un’assemblea costituente che il 9 febbraio 1849 sciolse la giunta e proclamò la Repubblica Romana.

Questa fu guidata da un triumvirato, costituito tra gli altri dall’esule Giuseppe Mazzini, il quale fu chiamato da un dispaccio di Goffredo Mameli. Mazzini cercò, nel poco tempo che ebbe a disposizione, di plasmare la neonata Repubblica secondo le sue idee. Nel suo proclama del 5 aprile, espresse tutta la sua volontà di diffondere i valori repubblicani e combattere le potenze straniere che ne ostacolavano lo sviluppo. Nonostante gli sforzi furono concentrati soprattutto per la difesa dei confini, il triumvirato si impegnò anche nel rinnovamento istituzionale dello stato. I rapporti tra il governo e l’assemblea costituente furono sempre efficienti, e tra le parti regnò fiducia reciproca.

Proclamazione_della_Repubblica_Romana, nel 1849, in Piazza del Popolo

In favore dei ceti meno abbienti vennero stabilite una serie di provvedimenti: i locali requisiti di enti e corpi ecclesiastici soppressi furono messi a disposizione delle famiglie più povere, che poterono beneficiare di un sistema doganale praticamente liberista e dell’abolizione delle tasse ingiuste, come quelle sul sale e sulle patenti per l’esercizio dei mestieri.
La Costituzione che venne redatta fu in assoluto la più moderna dei suoi tempi. Tra i cambiamenti più importanti ci fu la proclamazione della libertà di culto e di opinione, l’abolizione della pena di morte, il suffragio universale maschile e l’abolizione della leva obbligatoria. Un vero esempio di modernità e laicità che solo la mente di Mazzini avrebbe potuto elaborare. La Repubblica Romana fu una splendida fucina di idee innovative all’interno di un territorio piccolo, che durò dall’inverno all’estate, e che gli stessi stati italiani guardarono con sospetto. Tutto ciò, ironia della sorte, si realizzò in uno degli angoli più remoti dell’Europa del XIX secolo. Come se il popolo di colpo si fosse risvegliato dal torpore e dall’isolazionismo e avesse cercato di recuperare il tempo perduto.

Dall’immobilismo totale all’avanguardia repubblicana nell’arco di soli cinque mesi. Un balzo in avanti così improvviso non poteva durare molto, specialmente nella realtà italiana dell’epoca. Una parentesi di cui i romani, e non solo, dovrebbero essere fieri, e che troppo spesso viene messa in secondo piano nell’ambito rinascimentale.

 

Fonti:

http://www.treccani.it/enciclopedia/repubblica-romana_(Enciclopedia-Italiana)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/pio-ix-papa/

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