Giuseppe Ungaretti visse gli orrori della Guerra sulla propria pelle. Come milioni di altri uomini di qualunque schieramento, prestò i propri servizi come soldato inviato al fronte. All’entrata dell’allora Regno d’Italia nel conflitto, il sentimento comune e patriottico, di strappare e riprendersi dall’Impero Austro-Ungarico i territori corrispondenti al Trentino e al Friuli, alimentava i cuori e gli ideali della maggior parte dei volontari arruolatisi. Il poeta originario di Alessandria d’Egitto non venne, dunque, meno a tale sentimento interventista. Tuttavia presto la fiamma idealistica e patriottica, tanto perpetrata, lasciò spazio alla disillusione e lo sconforto dovuti alla disperazione e agli abomini causati dalla guerra. Esattamente cento anni fa, in occasione del Natale del 1916, Giuseppe Ungaretti compose così una delle poesie simbolo del rifiuto e dello sdegno verso l’assurdità e il terribile strazio che caratterizzarono la Prima Guerra Mondiale, ma che sono insiti in ogni conflitto di qualsiasi epoca.

 

Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

 

Ungaretti compone questa poesia durante un periodo di licenza trascorso a Napoli. Il momento di tregua dalla guerra consente al poeta un attimo di respiro e riflessione lucida. L’uomo, straziato nel profondo dell’animo, riversa tutto il proprio dolore per le molteplici morti dei compagni e dei nemici avvenute davanti ai suoi occhi. Tremendamente in evidenza è perciò tutta la tristezza del poeta, ancora impressionato dalla brutalità della guerra che non risparmia nessuno, tanto da non aver voglia di passeggiare nelle piccole strade affollate di gente, durante le feste natalizie. Ungaretti frantuma i versi come a dare l’impressione di un singhiozzo, creando un ritmo capace di tramettere pienamente la disperazione e raggelare l’anima del lettore. Ciò contrasta con l’immagine del caminetto, il quale più che calore pare evocare quelle emozioni e quella spensieratezza che caratterizzano la pace e l’armonia, ricordo sfocato e lontano in un periodo cupo e sofferto come quello in guerra.

 

Perché ancora oggi ci si ostina a non voler un Mondo in pace, perché non si guarda al passato per prepararsi il futuro, perché cerchiamo di distruggerci tra esseri umani, perché si deve vivere una tregua solo per un giorno all’anno. Perché non ripudiamo la guerra e scegliamo davvero la Vita.