“Il Natale! Bah, quale scusa migliore per mettere le mani in tasca ad un gentiluomo ogni 25 di dicembre!” – Ebenezer Scrooge

Che si tratti del libro originale di Dickens o del film di Robert Zemeckis uscito nel 2009, “A Christmas Carol” noto anche come “Canto di Natale” è una delle più grandi espressioni di come dovrebbe e non dovrebbe essere lo spirito natalizio.
Nella sua comicità e soprattutto nella sua drammaticità, questo capolavoro è capace di trasmettere a chiunque una visione unica della festività che celebriamo proprio in questi giorni, aiutandoci a ripassare qualora ce ne fossimo scordati.

Siamo nella Londra vittoriana, nel pieno della vigilia di Natale. L’anziano e avaro Ebenezer Scrooge, disgustato dalla quantità di gioia e felicità che pervadono le strade della città nel periodo delle Feste, rifiuta scortesemente un invito a cena del suo stesso nipote scegliendo piuttosto di “vederlo all’Inferno”. L’età, il rancore e l’avarizia l’hanno trasformato in un uomo gretto e scontroso che preferirebbe morire piuttosto che spendere un solo penny in aiuto dei bisognosi. Al suo ritorno a casa, Scrooge riceve dapprima la visita del fantasma del suo defunto socio in affari Marley, che gli preannuncia l’arrivo dei tre spettri natalizi, incaricati di fargli riprendere la retta via prima che sia troppo tardi. Se Scrooge non fosse stato in grado, la sua anima sarebbe stata condannata a vagare per il mondo in eterno, trascinando con sé una catena legata ai beni materiali che in vita non era stato capace di abbandonare.

film-image-4-42736695Seppur incredulo e sull’orlo di un infarto, Scrooge acconsente ad incontrare i tre spiriti.
Il primo spirito, ossia lo Spirito del Natale Passato, mostra a Scrooge la sua infanzia: all’epoca egli era un ragazzo molto solo, affidato ad una comunità religiosa in quanto allontanato da casa dal padre violento e alcolista. Una volta cresciuto, Ebenezer divenne apprendista presso la ditta del vecchio Fezziwig, periodo in cui conobbe una donna, di cui si innamorò. Trascorsi ancora diversi anni, Scrooge divenne sempre più avido, forse per sotterrare i ricordi tristi del passato. Questo spinse la sua amata ad allontanarsi per sempre da lui, in quanto si riteneva sostituita da “un idolo d’oro”. Fu proprio ciò a causare una frattura indelebile nello spirito di Scrooge, che si ritrovò nuovamente abbandonato a se stesso.
Il secondo spirito, lo Spirito del Natale Presente, mostra ad Ebenezer come il mondo attorno a lui stia celebrando il Natale. Il suo attuale aiutante, Bob Kretchit, vive sull’orlo della povertà con quattro figli, di cui uno, Timmy, gravemente malato per denutrizione. Suo nipote Fred è in pena per lui, sebbene stia trascorrendo la Vigilia con amici e parenti, che lo deridono in continuazione per la sua indole asociale.
Il fantasma del Natale Futuro, una sorta di ombra non identificata, mostra a Scrooge gli eventi futuri non molto distanti. In quel futuro, Scrooge è morto di vecchiaia, ma nessuno sembra piangerlo. I lord londinesi a fatica se ne ricordano, la sua domestica arriva persino a rubare le cortine del suo letto di morte per fare qualche soldo e i suoi debitori gioiscono di aver perso un padrone tanto spietato. Inoltre, il figlio di Bob Kretchit, muore per la malattia, distruggendo completamente la sua famiglia.

Scrooge, dopo aver aperto gli occhi e terrorizzato dal futuro, cambia radicalmente, promettendo di diventare un uomo generoso e mai più legato ai beni materiali.

“E Scrooge andò oltre la parola data. Fece tutto ciò che aveva detto e anche di più. Quanto al nostro Timmy, che è guarito, per lui Scrooge fu come un secondo padre; divenne un buon amico, un buon padrone e un uomo buono come non se ne conoscevano in città. E di lui si disse sempre, che sapeva come celebrare il Natale.” -Bob Kretchit

Fonti: visione e lettura diretta, analisi personale, citazioni dal film di Robert Zemeckis (2009)
Immagini: screenshot diretti dall’omonimo di Zemeckis, locandina cinematografica del film