di Carolina Feliziani

È cominciata la scorsa estate: subdola e silenziosa. Ammiccante. Stretta tra due alternative: sì e no.

È cominciata mentre eravamo al mare, i gelati e le serate lunghe, sole, cuore e amore, per citare i versi sacri.

È cominciata e non è più finita la più lunga, estenuante, appassionante, discussa campagna referendaria della nostra storia recente. Ora, a dire che non se ne poteva più si rischia di essere banali.

Perché se parliamo di “libertà” e “partecipazione” (citazioni a vagonate…) allora ecco che occorre esserci, capire, decidere e votare. Almeno per smentire il padre della “locomotiva”, Guccini, che -credo con affetto-, ricordava che a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età. E invece c’è qualcosa di straordinario a pensare che questo evento abbia polarizzato l’attenzione di molti di questa generazione: i giovani. E questo per almeno due motivi. Il primo è che hanno parlato, discusso e polemizzato sulla Costituzione che risale a settanta anni fa. Addirittura l’hanno difesa da attacchi e cambiamenti (o innovazioni: dipende dai punti di vista) con il loro voto. E il secondo motivo è quasi una curiosità: in molti hanno votato per impedire la dismissione del Senato, proprio loro (i giovani) che il Senato non possono ancora neppure votarlo.

Insomma, tutto questo per dire che la campagna referendaria sarà anche stata lunga e noiosa, ma viva il fatto che ci sia. È la democrazia (la partecipazione, dunque la libertà) a essere talvolta noiosa, impregnata di lungaggini, elementi inutili, polemiche sterili. Ma è anche tutto questo (non solo questo, certo) a dare un senso al nostro modo di partecipare alla vita pubblica. E soprattutto: guai a non avere queste lungaggini, queste polemiche e queste attese.

Sì o no: una semplice croce su un foglio. Basterebbe un cenno del viso, muovere la testa.

Sì o no: banale dire che c’è qualcuno -nella storia- che ha rischiato la vita, oppure l’ha addirittura persa, per un sì o per un no.

 

Ecco, al di là dell’esito di questo referendum, al di là di quello che accadrà adesso, facciamo allora che quella del terzo millennio sia una politica con la P maiuscola.

 

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