Nel 1944 esce in Astounding Science Fiction, la rivista di fantascienza di John Campbell, un racconto breve di Cleve Cartmill, Deadline. Il racconto descriveva una bomba atomica basata sulla separazione degli isotopi con una lunga serie di dettagli, inventati, che la facevano assomigliare inquietantemente a quella che stava venendo messa a punto nei laboratori di Los Alamos e che per ancora un anno e mezzo non sarebbe stata testata di fronte agli occhi degli americani. L’FBI, sconvolta dalle somiglianze, decise di fare una visita non esattamente di cortesia allo scrittore, che si ritrovò accusato di spionaggio. Ovviamente le accuse caddero, ma gli fu proibito di pubblicare altri racconti sull’argomento. Adesso, come è possibile tutto ciò? Che cosa ha realmente fatto lo sfortunato Cleve Cartmill? Secondo quanto ci dice Isaac Asimov, anche lui sentito dall’FBI per lo stesso motivo insieme all’editore Campbell, nel saggio Predizioni e anti-predizioni, Cartmill ha fatto esattamente il suo lavoro.

Spesso, forse anche troppo, ci si interroga sulla funzione della letteratura: catarsi, diletto, consolazione, qualunque essa sia. Asimov restringe il discorso proponendo una funzione, un importante ruolo sociale, per la fantascienza. Lo scrittore di fantascienza per sua natura intrinseca guarda l’oggi e si chiede come apparirà il domani. Se è bravo deve saper capire dove andrà l’oggi, non nei fatti particolari, ma in quelli generali, e capirà non tanto come sarà il domani e basta, ma cosa produrrà il domani e quali saranno le sue conseguenze, sul domani stesso e sul dopodomani. Asimov ci fa un brillante esempio. Mettiamo sia il 1880 e gli scrittori di fantascienza immaginino l’automobile come mirabolante mezzo di trasporto del futuro. Potranno scrivere inventando dettagli sempre più complessi, che poi per caso andranno ad assomigliare a quelli reali, o scrivere un normale racconto sostituendo automobile cavallo, e il lavoro sarà fatto. Ma non è a questo che deve puntare lo scrittore. La sua fervida immaginazione gli ha fatto pensare l’automobile, ora dovrà andare oltre: si creerà una società automatizzata, con nuclei famigliari con una o due automobili, non bisognerà più vivere vicino al posto di lavoro, le città si estenderanno, i centri storici decaderanno. Il punto è: lo scrittore di fantascienza non deve prevedere l’automobile ma il problema del parcheggio, non la tv ma i programmi spazzatura, non la bomba nucleare ma la Guerra Fredda.

Tornando a Cartmill e a Deadline bisogna aggiungere un elemento al racconto del suo racconto. Terminava con una inquietante riflessione: dovrebbero gli Alleati, poiché aveva già immaginato che la bomba nascesse da uno sforzo congiunto, utilizzare questo strumento di morte per porre fine alla guerra? Probabilmente è stata questa domanda a smuovere i freddi animi degli agenti FBI. Ma se non li avesse solo portati alla porta dello scrittore ma avesse anche instillato un dubbio? Se fosse stato letto da qualcuno di più lungimirante avrebbe potuto cambiare il futuro? Avrebbe potuto evitare il terrore della Guerra Fredda, anni in cui si è stati ad un attimo dalla fine di tutto? Forse è un ragionamento ingenuo e naif, forse esagerato, ma forse nemmeno così tanto. Se si ponesse più attenzione a questo genere si potrebbero rintracciare grandiose predizioni, logiche e non da cartomanti, su dove stiamo andando, e non tanto su come ci muoveremo e come ci uccideremo, ma su chi saremo nel farlo e come cambieremo le nostre società. Spesso si ricordano le invenzioni che un quasi chiaroveggente Ray Bradbury aveva previsto nei suoi racconti, ma non dovremmo piuttosto pensare agli avvertimenti che ci ha lanciato sull’utilizzo di questi strumenti?

Non è difficile pensare che un domani avremo debellato tutte le malattie, la domanda da porsi sarà come faremo a convivere tutti sullo stesso piccolo pianeta, lo stesso di ieri. Non è quindi utopia pensare che se ci si rivolgesse con un po’ più di attenzione ai cari scrittori di fantascienza, che già da 70 anni si impegnano per studiare il domani, forse qualche errore lo eviteremmo, come lo avremmo evitato nel passato.

 

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