di Serena Terruzzi

Nell’era del 2.0 Franco Michieli decide di tornare alle origini dell’esplorazione. Una scelta controcorrente: nessuna bussola, nessuna carta topografica o gps. Gli unici riferimenti sono offerti dalla generosità dell’ambiente che lo circonda. Un tipo di esplorazione estrema e antica, ma anche estremamente consapevole e ponderata. Esplorazione come scoperta della totale libertà nella natura e la convinzione che la perlustrazione di nuovi territori non sia solo quella condotta in maniera convenzionale.

Franco Michieli nasce nel 1962 e fin da subito sviluppa un’innata attrazione per la natura e un impulso viscerale che gli consente di viverla in maniera speciale. Durante gli anni del liceo, trascorsi a Milano, vive le domande poste sulla natura da scrittori e poeti come uno stimolo per una ricerca personale. Subito dopo gli esami di maturità decide di partire per il suo primo viaggio: la traversata della Alpi da Ventimiglia a Trieste.

skiing-in-the-alps-1368053Durante gli 81 giorni di viaggio, sale su 25 cime e dorme all’aperto, senza tenda. Un viaggio condotto con il minimo dei mezzi, con la sola intenzione di immergersi il più possibile  nella natura. Anche nelle giornate di nebbia, Franco è sempre riuscito a trovare la giusta strada e a cavarsela. Ha così iniziato a riflettere sull’esplorazione ridotta ai minimi termini e a collezionare viaggi straordinari. L’attraversamento della Norvegia e poi nel 1994 la Groenlandia settentrionale, dove ha percorso diversi tratti fuori dai tracciati riportati sulle mappe.

Una scelta controtendenza, infatti negli anni Novanta si iniziano a commercializzare i primi gps e molti volti noti dell’avventura e dell’esplorazione li promuovono. Proprio in quel momento Franco si chiede se l’aiuto della tecnologia non interferisca, in maniera poco leale, con lo spirito dell’avventura. Giunge alla conclusione che la tecnologia sia invasiva e faccia perdere la parte più autentica dell’esperienza stessa. Queste due considerazioni lo portano a imboccare la strada dell’esplorazione senza strumenti di orientamento o aiuti dall’esterno. Il primo viaggio senza invasione tecnologica è in Lapponia settentrionale, in compagnia di Andrea Matteotti. Oltre 600 km di marcia tra altopiani e acque, un ambiente grande tanto quanto il nord Italia. Nessuna mappa in mano, solo quelle mentali costruite studiando, prima della partenza, la logica del territorio. I due esploratori hanno memorizzato la conformazione del terreno dividendolo in settori: le catene, i fiordi e i fiumi con le loro correnti.Michieli

Dopo la Lapponia, cinque grandi traversate nordiche, e poi l’interesse per le Ande e le cordigliere boliviane e peruviane che ha attraversato insieme alle giovani guide dell’Operazione Mato Grosso: la Blanca, la Negra, la Huallanca, la Ruara e molte altre ancora. Un susseguirsi di avventure che dimostrano come l’esplorazione non si esaurisca mai. «È nella geografia profonda che c’è sempre qualcosa che sfugge. Esplorarla utilizzando noi stessi come strumento può aiutarci a cambiare molti nostri comportamenti, visto che ancora oggi non siamo in grado di gestire come si deve il nostro rapporto con la Terra».

 

 

 

Fonte: Montagne 360- La rivista del Club Alpino Italiano, marzo 2013