16 dicembre 2018

Il carcere San Pedro: l’inferno boliviano

Il carcere San Pedro: l’inferno boliviano

Povertà, criminalità e droga sono un mix letale per i numerosissimi detenuti di San Pedro, che, situato nella cittadina boliviana di La Paz, è considerato uno dei luoghi più disumani del mondo.

Un luogo infernale spesso posto sotto i riflettori per via dei gravi problemi strutturali e igienico-sanitari che affliggono l’edificio, nonché per la forte problematica del sovraffollamento – se, infatti, la prigione era stata progettata per ospitare un massimo di seicento detenuti, oggi ne ospita circa tremila fra criminali, donne e bambini –, per la totale impotenza della corrotta polizia boliviana e per l’assenza di tutele nei confronti dei detenuti in caso di aggressioni, violenze o abusi: una volta schedati dalla polizia, infatti, i detenuti vengono lasciati in balia di altri criminali. A dettare legge nella prigione non sono, appunto, i poliziotti o le guardie carcerarie – qui praticamente inesistenti o corrotte -, bensì gli stessi detenuti che, nel corso degli anni, hanno creato una vera e propria società per il potere interno gerarchicamente organizzata. Al vertice di questa gerarchia vi sono i delegados: coloro che hanno commesso i crimini peggiori – ad esempio gli assassini – e, per questo, i capi indiscussi del viscido luogo; sono coloro che creano le regole e decidono della vita e della morte di coloro che vivono lì. Il posto più basso della gerarchia è occupato dai pedofili, i quali vengono annegati, oppure costretti a lavorare  24h su 24 per pulire il sudicio ambiente in cui questa gente è costretta a vivere. Numerosi sono anche quei detenuti che, avendo fatto uno sgarro ai delegados, sono scomparsi nel nulla senza lasciare traccia.

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Delimitata da spesse mura alte diciotto metri, divisa in otto settori e controllata da una gerarchica società interna che non lascia spazio di interventi polizieschi, la prigione di La Paz è stata definita una vera e propria “città nella città”, per via di alcune particolari caratteristiche – uniche nel loro genere – che rendono San Pedro più simile ad una poverissima città sudamericana piuttosto che ad un vero e proprio penitenziario.

La prima sconcertante caratteristica è che all’interno del carcere non vivono soltanto detenuti, bensì anche donne e bambini innocenti in quanto, una volta condannato, il pater familias può decidere di portare con se all’interno di questo luogo inospitale l’intera famiglia, che , in caso contrario – per via della grave povertà che affligge quasi totalmente la popolazione della Bolivia – si ritroverebbe a vivere in condizioni di estrema povertà andando in contro a morte certa.

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Un altro elemento distintivo è che i detenuti, per poter avere una cella – spesso piccolissima e divisa con molte altre persone – sono costretti a pagare mensilmente o giornalmente l’affitto ai delegados. E’ per questo, infatti, che si è sviluppato un vero e proprio mercato del lavoro all’interno del carcere San Pedro: vi sono falegnami, cuochi, negozianti, pasticcieri… Uno dei lavori più particolari è quello degli uomini-taxi, ovvero quei criminali che, per pochi spiccioli, si incaricano di cercare in mezzo al mare di gente un determinato detenuto per poterlo mettere in contatto con la famiglia che è venuta a fargli visita. La merce che frutta più guadagni, però, è, ovviamente, la droga che viene prodotta all’interno del penitenziario e importata dalla città per mezzo delle visite giornaliere. Anche il commercio di cocaina è nelle mani dei delegados, i quali di giorno in giorno si arricchiscono sempre di più grazie alla quantità industriale di sostanza utilizzata quotidianamente dai detenuti: abuso che causa sempre più spesso atti di violenza quali aggressioni e stupri.

Diversamente dalle altre prigioni del mondo, in cui le visite vengono effettuate solo in determinati orari prestabiliti, qui è possibile ricevere parenti e/o amici in qualsiasi momento. Sono proprio le donne che, in qualità di visitatrici, introducono la droga nel carcere e donano pasti caldi ai detenuti che non possono permettersi di pagare il cibo. Nella prigione San Pedro tutto ha un costo. Se inizialmente ai detenuti era concesso un pasto gratis – ovvero il pranzo – ora, a causa del sovraffollamento, il cibo gratis concesso dallo stato non è sufficiente al fabbisogno della popolazione della piccola cittadina di San Pedro ed è proprio per questo che molti cittadini muoiono di fame nei vicoli buoi e sporchi.

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Un’ultima assurda caratteristica di questa prigione, sono i tour all’interno della prigione organizzati dagli stessi detenuti. Per pochi dollari – circa trenta – , infatti, ognuno di noi può avere accesso alla piccola città  e constatare con i suoi occhi la qualità di vita del luogo, come se San Pedro, invece di essere un penitenziario, fosse un’insolita ed esotica meta turistica popolata dalla feccia della società e da alcune fra le persone più povere del pianeta.

Una città governata da criminali nelle cui strade i giochi mattutini di bambini inconsapevoli e innocenti si alternano ai fiumi di alcool, droga e agli atti di brutale violenza che vengono consumati nell’oscurità della notte.

Fonti:
LUPI – Limited Access Area

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