Per quanto la storia del mondo appaia complessa, si può affermare come la Filosofia Greca riesca comunque a far riemergere la ratio alla base del nostro (controverso) Tempo. Portavoce di un’epoca ormai sfumata e persa tra le righe e le parole di chi ancor oggi la sostiene, la voce saggia e profonda di Tucidide in un suo passo celeberrimo tratto da “Guerra del Peloponneso” (V secolo a.C.) si eleva a dubbio morale e, con ancor maggior enfasi, diviene dialogo tra due fazioni ben distinte: i Melii, con la loro incrollabile necessità d’indipendenza, e gli Ateniesi, più vicini alla vita politica e alla matematicità della guerra.

La connessione tra la nostra realtà e quella riportata da Tucidide è stata fondamentale per la stesura del breve saggio “Con gli occhi dei greci” di Mauro Bonazzi, professore aggregato di Storia della Filosofia Antica presso l’Università Statale di Milano. Il confronto intellettuale tra chi esercita la Forza e chi si fa garante di Giustizia è squisitamente grecizzante nella sua voglia di giungere ad una soluzione logica mediale un ragionamento altrettanto razionale, senza mai arrivare ad una risposta univoca e valida per tutti. I Melii, assediati durante la guerra del Peloponneso, non potevano accettare la proposta di arrendersi pacificamente agli invasori ateniesi, in cambio di protezione; consegnarsi al nemico sarebbe significato barattare il proprio sistema di valori, credenze e abitudini, in cambio di un’esistenza non libera. Allo stesso modo, gli ambasciatori di Atene sapevano di aver già vinto, qualsiasi scelta gli abitanti di Melo avessero preso, forti della loro potenza militare.

Melo non si arrese, non cedette di propria sponte, e venne conquistata facilmente.

 

Le posizioni di entrambe le fazioni necessitano di una contestualizzazione: la sconfitta, così detestata dagli universalismi religiosi, non è sinonimo di colpa. La controparte più forte non incarna gli errori e i fallimenti dell’altra, secondo la mentalità Greca; semplicemente la giustizia di chi persegue la libertà (i Melii, nel nostro caso) e la forza di coloro che la vogliono togliere (gli Ateniesi) non sono linearmente correlate. Per la cultura ebraico-cristiana, d’altro canto, la potenza del nemico viene dissimulata dall’importanza che caratterizza gli errori del popolo stesso e dei suoi peccati nei confronti di una divinità che punisce, non lasciando alcuno scampo. È una concezione ricorrente, questa. Rimbalza tra le pagine di storia, moderna o antica che sia, così come nella vita quotidiana e si fa carico di ridefinire l’altro: il nemico è la nostra colpa, quella da espiare, quella da non commettere più. Se abbiamo perso è solo colpa di una nostra mancanza.

 

L’esemplificazione introdotta dai suddetti universalismi aiuta certamente l’umanità a relazionarsi con la vita reale, colma di eventi non sempre piacevoli, ma vanifica l’importanza formativa del dubbio e del relativismo introdotto proprio dalla filosofia greca.

 

Possiamo imparare da Tucidide, dal dialogo tra Melo e Atene, dalla distinta concezione e consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che non lo è. Indubbiamente possiamo comprendere la difficoltà dei filosofi e degli storici in merito a tale dibattito, se sia più corretta l’una o l’altra posizione o cosa sarebbe successo se i due popoli si fossero integrati senza l’uso delle armi. Melo, comunque, si è conquistata una certa fama nella storia greca, nella storia del mondo. Ha dimostrato che per quanto difficile sia ammettere di non essere perfetti, di avere delle debolezze, di essere sconfitti meritatamente dal più forte, è ugualmente importante combattere con coraggio per difendere se stessi, le proprie tradizioni, le proprie idee. Hanno dimostrato che la libertà, davvero, non ha prezzo.

 

 

Fonti:

  • Mauro Bonazzi, “Con gli occhi dei greci. Saggezza antica per tempi moderni”, Carocci Editore (Collana Sfere extra), 2016;
  • Ispirato dall’evento “Così lontani, così vicini: saggezza antica per tempi moderni“, con Mauro Bonazzi, Mario Vegetti, Mario Ricciardi (Bookcity Milano, 20 nov. ’16);
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