Il prossimo 4 dicembre, come arcinoto, gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere l’esito del referendum modificativo di 36 dei 139 articoli della Costituzione. In questi mesi, oramai giorni, si sono creati e alimentati una sequela di falsi miti in merito al contenuto referendario. Ovviamente ognuna delle due fazioni, chi per il SI e chi per il NO, ha contribuito attraverso i propri esponenti alla circolazione di informazioni totalmente erronee, a volte anche davvero fantasiose, su ciò che la riforma prevederebbe.

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Prima di tutto, focalizziamo l’attenzione sulla sorte del governo attuale in relazione all’esito referendario. Il referendum, diversamente da come caldeggiato dal NO, non decide la sopravvivenza del mandato di Renzi. Per meglio dire, il governo non decade in caso di esito negativo, deciderà al massimo di dimettersi di propria volontà.

Altra diceria alquanto falsa è quella in merito alla “deriva autoritaria” cui si approderebbe attraverso il SI : tutto ciò sarebbe totalmente impossibile, perché sarebbe la Costituzione stessa a impedire una conseguenza del genere. Questo perché all’articolo 139 si afferma a chiare lettere che “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Infatti, la Repubblica, come forma di Stato, si basa su una serie di principi coessenziali a determinarla, come il diritto delle opposizioni, il quale non viene e non potrebbe venire assolutamente negato attraverso la riforma Renzi-Boschi. Dalla sponda opposta, rilanciano dicendo che il NO voglia mantenere quella situazione di stallo politico-istituzionale che un esito positivo punta a superare. Anche in questo caso è da precisare che le cause di una tale situazione sono da ricercare non tanto nelle istituzioni stesse, quanto in una debolezza e fragilità di una classe di partiti priva di credenziali e che si rispecchia in un sistema elettorale non funzionale quanto inefficace.

Passiamo ora al tanto discusso tema del bicameralismo perfetto. Attualmente il suddetto principio è quello operante nel nostro Stato, così che ogni disegno di legge per passare necessita di un’approvazione unanime articolo per articolo da parte della Camera e del Senato, che appunto godono di poteri paritari. Un abbandono del bicameralismo perfetto (in favore della Camera) porterebbe inevitabilmente a uno sveltimento dei progetti di legge. Tuttavia, in realtà, il bicameralismo paritario rimarrebbe comunque in vigore in materia di leggi costituzionali, rapporti con l’Unione Europea ed enti locali, tutti temi tra i più frequenti.

Per quanto riguarda gli enti locali, è diffusa l’idea che l’approvazione del referendum porti a una scomparsa totale delle province, con conseguente accentramento statale delle competenze. Si deve sottolineare che le regioni a statuto speciale le manterrebbero lo stesso, e che comunque le province sono già state in parte sostanzialmente svuotate di potere con la legge Delrio del 2014.

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Le Costituzioni nascono per durare nel tempo, per adattarsi e stabilizzarsi ad ogni momento storico e sociale in modo tale da tutelare i propri cittadini. Si parla di un processo lungo e dagli esiti imprevedibili con il solo cambiamento della norma, di un procedimento estremamente delicato in quanto mai come nella Costituzione gli istituti sono collegati tra di loro. Proprio per queste ragioni, nel modificarne una parte si deve avere, giocoforza, coscienza degli effetti che questi cambiamenti generano sulle altre. La modifica della Carta Costituzionale deve rispondere a una esigenza sociale di mutamento che consenta di ritrovare coesione di valori condivisi, ma questo cambiamento deve essere razionale e coerente con le caratteristiche sociali, partitiche del nostro Stato. Proprio per tutti questi motivi così rilevanti, i votanti devono informarsi il più attentamente possibile su tutta la riforma, ma anche essere messi nella condizione di non fraintendere e travisare un referendum dal contenuto tanto complesso e controverso già di natura.

 

Fonti : contenuto della riforma del referendum –  Manuale di diritto costituzionale autore Andrea Pisaneschi

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