Di Ilaria Zibetti

Alcuni cantanti lirici, grazie al loro talento e alla loro caparbietà, sono riusciti a dare nuova vita a repertori musicali per molto tempo dimenticati o accantonati. Un esempio di tale artista è Marilyn Horne, contralto e mezzosoprano statunitense classe 1934.

Durante il secolo scorso infatti ha effettuato una manovra definita “storica”,  propriamente intesa come il recupero delle opere serie rossiniane come Tancredi, Semiramide e molte altre.

La sua carriera ebbe il maggior slancio nel 1970 con il debutto presso il Metropolitan Opera di New York in “Norma” accanto a grandi nomi del Belcanto come Joan Sutherland e Samuel Ramey in qualità contralto-mezzosoprano. In verità debuttò come voce soprano negli anni ’50 in opere di Stravinskji, Smetana, Puccini ( La bohéme, La fanciulla del West, Gianni Schicchi…) e Berg. Riscontrando un successo abbastanza tiepido, Marilyn lavorò sulla propria voce e si rese conto di essere più a suo agio nel registro più grave, per cui lavorò su quelle tonalità scure che caratterizzano le sue più intense interpretazioni.

Intanto, nel 1961 ebbe una delle sue prime importanti collaborazioni con il Maestro Bonynge e la Sutherland per una “Beatrice di Tenda” di Bellini. Il suo talento venne manifestato in grandi teatri internazionali come Convent Garden, La Scala e ha partecipato come interprete per il Rossini Opera Festival a Pesaro. Cantò con Ettore Bastianini, Mario del Monaco, Carlo Bergonzi, Cesare Siepi, Renata Scotto, Samuel Ramey, June Anderson regalando spettacoli dalla bellezza impressionante, spaziando dal ‘900 a inizio ‘700: Mozart, Hendel, Bizet, Bellini, Verdi, Vivaldi, sebbene fosse specializzata nei ruoli rossiniani come ne “La Cenerentola” o “ Il barbiere si Siviglia”, mostrando un’agilità vocale brillante e spiritosa, accompagnata a una profondità interpretativa mirata a cogliere la vera natura dei personaggi.

È stata anche vincitrice di diversi Grammy Award, tra cui uno per “L’italiana in Algeri” con il Maestro Abbado e un altro per “Carmen” con il Bernstein, inoltre insignita anche del premio americano Kennedy Center Honors, destinato ad onorare coloro che si sono particolarmente distinti nelle arti e nella cultura.

Accanto le fu sempre il marito, il direttore d’orchestra Henry Lewis, da cui ebbe la figlia Angela, e unitosi a lei in matrimonio nel 1958. Molto riservata in merito alla sua vita privata, non si sono registrati particolari scandali o notizie meramente di gossip. L’ultimo annuncio rilevante risale al 2006, ossia quando fece sapere al suo pubblico di soffrire di  una grave malattia che l’aveva colpita; grazie alla tenacia che l’ha sempre contraddistinta, ha affrontato anche quella difficoltà.

Ritiratasi nel 1999 decise di dedicarsi all’insegnamento e alla fondazione di un’associazione per aiutare i giovani musicisti di cui è presidentessa: la “Marilyn Horne Foundation”.

La Horne è stata uno dei tantissimi esempi di quanta cultura, dedizione e studio ci vogliano in ambito professionale, non solo riguardo alla sola tecnica vocale ma anche per la propria formazione spirituale, capace di far andare oltre le proprie aspettative, verso traguardi che si pensavano irraggiungibili.