“Così un giorno ho scritto su un quaderno io farò sognare il mondo con la musica”. Tenete a mente queste parole se vi dovesse capitare l’esperienza di assistere ad un concerto di Elisa Toffoli, in arte Elisa. Una frase apparentemente banale, ma che racchiude il filo conduttore dell’esperienza musicale della cantautrice friulana. Se è vero che l’elemento psicologico e introspettivo è da sempre l’anima dei testi della cantautrice di Monfalcone – in italiano o in inglese – qualcosa di nuovo sembra affacciarsi all’orizzonte.

Le due esperienze ad Amici  hanno, giocoforza, influenzato Elisa nelle sue scelte musicali  e risvegliato tratti di una personalità sopiti e mai venuti a contatto col grande pubblico prima d’ora. “La bambina che ballava in camera da sola ora non c’è più, è uscita da quella camera”, così si è espressa la cantante. Dopo il successo de “L’anima vola”, Elisa ritorna letteralmente On tour, come il nome dell’ultimo album. Noi siamo andati ad assistere alla prima delle due tappe milanesi, venerdì 25 novembre al Forum di Assago.

 

Cambiamento o evoluzione?

On è un disco nato più dall’istinto che dalla ragione, per ammissione della stessa cantante. Tale album, tale concerto dunque: “mi viene da pensare ad un concerto puro, senza tanti filtri”. Dimenticatevi i costumi svolazzanti da Far West sulle note di Ancora Qui del maestro Morricone o i costumi da geisha e le arie della Madama Butterfly. Si tratta di una nuova Elisa: chioma svolazzante, quasi una moderna baccante, totalmente immersa nella musica, si abbandona a ritmare sull’handpan (strumento simile alla marimba) un motivo tribale, evocativo, istintivo. Un breve ma espressivo passaggio al flauto fa da prologo all’inizio della serata. Una cosa salta subito all’occhio: il look è radicalmente diverso dal passato: capelli tinti, schiariti, atteggiamento molto spigliato. Ma è l’Elisa che conosciamo o una nuova? Parola al palco.

Energia pura

Sin dall’apertura è chiaro che la serata sarà all’insegna della novità dei suoni (Bad Habits) di ON, di ritmi incalzanti e di messaggi dal contenuto potente come No hero. Elisa, una trottola in moto perpetuo sul palco, non disdegna di lasciare il microfono al pubblico per coinvolgerlo attivamente ed emotivamente nei riff più popolari. Tutto giostra intorno alla musica, mentre gli effetti scenici sono di contorno, ma mai in maniera fine a sè stessa o decorativa. Nei tre grandi schermi ovali, dietro la band, si alternano immagini del primo piano di Elisa, parole dei testi e luci fluorescenti (Catch the Light), mentre sul palco si compie la metamorfosi – cui i suoi fan sono avvezzi – dell’artista di Monfalcone da ex timidona per antonomasia ad un concentrato di grinta ed energia

Un camaleonte sul palco

Colpisce la naturalezza e l’efficacia con cui l’artista friulana cambia i suoi vestiti al pari dei vestiti delle diverse melodie portate sul palco, senza però perdere in coerenza di resa. Si passa dalla ritmicità più inglese di ON – a parte il singolo Bruciare per te – alla liricità dell’italiano di successi come Luce, Qualcosa che non c’è, L’anima vola e  A modo tuo. Dalla potenza sonora di Stay ed Eppure sentire, si scivola dolcemente all’acustico di brani come The Window, Broken – riarrangiata per sole chitarre acustiche – e Yashal. Oltre a svariare su più generi strumentali, Elisa sa anche svestire i suoi panni e calarsi in cover di brani che hanno segnato la storia della musica con gli omaggi a Mia Martini e al recentemente scomparso Leonard Cohen sulle note di Almeno tu nell’universo e Hallelujah.

 

Uscire dalla cameretta dell’infanzia

Dall’atmosfera intima delle cover si salta senza soluzione di continuità alla sezione più danzereccia e spigliata della serata. La bambina che ballava da sola dentro la sua camera è uscita, non ha più timore di scatenarsi sulle note delle nuove musiche di Love Me Forever e Peter Pan.  Il finale è un climax ascendente di potenza sonora e vocale, dalle note degli esordi di Labyrinth alla sempreverde Rainbow, dall’ultimo fotogramma di ON (With the hurt) ai grandi successi in italiano (Gli ostacoli del cuore) e al primo fotogramma dell’album di esordio Pipes and Flowers (Cure me).

Sfide difficili

L’Elisa che voleva far sognare il mondo con la sua musica ha scelto strade diverse. Da melodie e atmosfere introspettive a pezzi di ispirazione più spigliata e istintiva. L’ultimo fotogramma è quello di una donna, una mamma matura che non ha paura di mostrarsi per quello che è. Non disdegna di sperimentare soluzioni nuove – vedi influenze di Duplo, Skrillex e l’influsso della danza – ma al tempo stesso senza rinnegare sè stessa e il suo vissuto artistico. In Rainbow Elisa si trova virtualmente a duettare con una sè stessa poco più che ventenne, a sancire la continuità e al tempo stesso la crescita artistica che il concerto ci restituisce. Ci resta solo da chiederci: quale sarà la prossima foto?

Fonti: Metro NewsOnstageRockolRTL.it