La letteratura è, soprattutto, incontro con l’alterità.

Incontro che, quasi sempre, non avviene serenamente. Aspetto, questo, particolarmente chiaro a chi studia o ha avuto a che fare con la letteratura inglese, portatrice di messaggi che vanno oltre le frontiere. In questo orizzonte possiamo senz’altro inserire il romanzo The book of Memory di Petina Gappah, pubblicato nel 2015 da Faber and Faber e presentato nella sua traduzione italiana come La confessione di Memory, all’interno degli eventi di Bookcity 2016. Il romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Guanda e tradotto da Stefania De Franco.

Oltre alla De Franco, che ha illustrato efficacemente il non semplice lavoro di traduzione svolto per l’opera in questione, hanno partecipato alla presentazione le professoresse Lidia de Michelis e Nicoletta Brazzelli, entrambe docenti di letteratura e cultura inglese ed angloamericana presso l’Università degli Studi di Milano.

La Gappah, che ha esordito nel 2009 con An Elegy for Easterly, si presenta al pubblico italiano per la prima volta con un romanzo ricco, denso ma a tratti anche sorprendentemente ironico. La storia narra di Memory, una donna di colore che si trova rinchiusa nel braccio della morte in una prigione dello Zimbabwe perché ha ucciso un uomo bianco.

Il romanzo percorre la storia complicata di Memory, intrecciando ben tre filoni temporali. Abbiamo il presente, che vede la protagonista fare i conti con la vita del carcere, luogo di degrado fisico e morale, che però non nega spiragli di amicizia e tenerezza da parte delle compagne rinchiuse. Memory vive una situazione incerta, sperando in una possibile grazia che potrebbe salvarla dalla condanna a morte.

Abbiamo poi il passato di Memory, la sua infanzia: seguiamo così le vicissitudini di una Memory bambina, la sua vita in un sobborgo di Harare (la capitale dello Zimbabwe), la sua problematica vita familiare. Entriamo a conoscenza, inoltre, del passato più recente della protagonista, del suo essere stata “venduta” ad un uomo bianco di nome Lloyd e del rapporto che ha con quest’ultimo.

Memory vive una condizione personale problematica, non solo per la discriminazione di genere che subisce in quanto donna e per la sua condizione di povertà, ma anche per l’albinismo di cui soffre; ciò la rende, agli occhi di una società caratterizzata da credenze superstiziose come quella zimbabwense, alienata, quasi demoniaca. L’albinismo si collega dunque ad aspetti quasi sovrannaturali, con il rischio concreto dell’espulsione dalla comunità.

La protagonista è, per queste ragioni, l’emblema stesso dell’alterità, quell’alterità problematica che fa parte del nucleo stesso di ogni letteratura, in particolar modo di quella in lingua inglese. Lingua in cui è stato scritto il romanzo della Gappah, impreziosito però da termini appartenenti alla lingua d’origine della scrittrice, lo shona. Gran parte dell’ironia del romanzo si basa infatti sul gioco che viene condotto a livello linguistico, con frequenti confusioni linguistico/culturali.

Questa particolare vivacità nell’uso della lingua è stato l’ostacolo principale nella traduzione, come ha sottolineato Stefania de Franco, che ha dovuto confrontarsi con un testo ricco, oltre che di riferimenti a diverse culture, di termini specifici di tipo legale (elemento comune nelle opere di Gappah, dati i suoi studi giuridici). Indubbiamente, però, gran parte della ricchezza del romanzo deriva da questa caratteristica.

Il centro tematico dell’opera è la memoria (richiamata dal nome della protagonista), una memoria però ingannevole, ricca di ricordi illusori ed incardinata ad una narrazione che non è lineare, ma si sviluppa attorno a specifici momenti della vita della protagonista, che ritornano frequentemente e sono soggetti a rianalisi. La narratrice stessa è inaffidabile, nonostante il suo rivolgersi direttamente alla giornalista costituisca un efficace espediente narrativo, che fa sembrare che ci si rivolga direttamente al lettore.

La confessione di Memory difficilmente potrebbe essere ascritto ad una precisa categoria romanzesca (potrebbe forse essere definito “legal thriller”) per la sua poliedricità. L’autrice riesce con abilità a portare sulla pagina una storia di per sé tragica, ma al contempo mantiene un tono leggero grazie all’inserimento di aneddoti di vita quotidiana. La Gappah ci racconta una storia che non è solamente individuale, ma anche collettiva, e la collettività in questione è quella africana delle townships, zone suburbane povere.

Le opere della Gappah rientrano in una solida tradizione letteraria, quella della letteratura africana in lingua inglese, che annovera personalità del calibro di Chinua Achebe o Ayi Kwei Armah. Il fatto che venga utilizzata la lingua inglese non deve però fuorviarci; lo stesso Achebe ha affermato “ Che nessuno si faccia ingannare dal fatto che scriviamo in inglese, perché vogliamo fare cose mai sentite”, sottolineando la volontà di inserirsi in una precisa tradizione assimilando però, in parte, anche quella inglese.

La confessione di Memory, Guanda Editore, 2016, pp. 284, € 18,00.

credits

http://www.guanda.it/libri/petina-gappah-la-confessione-di-memory-9788860889522/