“Trump triumphs” da Washington a New York. “It’s Trump” da Miami a Seattle.  Sono questi alcuni dei titoli dei maggiori quotidiani americani all’indomani delle elezioni, che moderano, in parte, le proprie posizioni anti-Trump. Ma il ritratto dell’America post “election day” è il ritratto di un paese spaccato tra due anime. Una più moderna e liberale ed un’altra più tradizionalista e conservatrice. Ma non ci riferiamo  alle elezioni presidenziali e alla “vittoria” popolare della Clinton, bensì alle altre scelte prese dagli elettori americani.

I cittadini hanno infatti ovviamente anche scelto i membri del congresso. E sono due in particolare le scelte che vanno controcorrente rispetto all’elezione del nuovo Presidente. L’elezione dal Minnesota di Ilha Omar che sarà la prima parlamentare di origini somale. In una sola persona sono concentrate tutte quelle caratteristiche che Trump ha tanto denigrato nella sua compagna. La Omar è infatti immigrata, rifugiata e mussulmana.

Catherine Cortez Masto
Catherine Cortez Masto

Nella sua elezioni sono sicuramente stati fondamentali i voti degli immigrati somali di Minneapolis che formano una comunità di circa 40.000 persone. Altra scelta controcorrente è stata l’elezione,  in Nevada,  di Catherine Cortez Masto.

Sarà infatti la prima senatrice ispano-americana della storia. Anche in questo caso fondamentale per la sua vittoria è sicuramente stata la comunità ispanica del Nevada spaventata dalle dichiarazioni razziste del Tycoon.

 

Altra scelta che si dimostra moderna e progressista è la liberalizzazione della cannabis in diversi stati. I referendum erano diversi, ma fondamentalmente si dividevano in due famiglie. Uno prevedeva la legalizzazione della marijuana per scopi ricreativi ed un altro solo per scopi medici. Il primo era proposto iLegalMarijuanaNowLogon California, Nevada, Maine, Massachusetts e Arizona, e solo in quest’ultimo Stato il referendum non è passato. Mentre per finalità mediche sarà legale in Florida, Arkansas, North Dakota e Montana. In tutte queste scelte che spingono quindi verso un liberalismo e un’integrazione tra popoli arrivano però altre decisioni che riportano il Paese a stelle e strisce verso un passato retrogrado. Arriva infatti dal Nebraska la decisione di reintrodurre la pena di morte dopo che la stessa era stata abolita dal parlamento lo scorso anno. Stessa decisione arriva anche dagli elettori dell’Oklahoma che hanno confermato il mantenimento della pena capitale dopo che il procuratore generale aveva interrotto le esecuzioni e hanno anche deciso che saranno consentiti nuovi metodi per applicarla. Metodi che fino ad oggi erano vietati per motivi etici.

 

Per il neo Presidente si delinea quindi anche un arduo compito nella politica interna che sarà quello di riuscire a riunire queste anime contrastanti del paese per ritrovare quel intento comune che è stato per secoli la forza dell’America, e per “renderla di nuovo grande”. Vedremo se ne sarà all’altezza.

Fonti: TPI, Ansa, Ansa, TPI, TPI, Il Post