Ade, confluito poi in Plutone nella mitologia romana, è una delle divinità maggiori del pantheon greco. Figlio di Crono e Cibele, quindi uno dei fratelli maggiori di Zeus, riceve la sovranità del regno dei morti. In quanto sovrano dell’oltretomba, la nostra mentalità abituata al Cristianesimo lo associa spesso a Lucifero, l’angelo caduto che regna sulle anime dei dannati, tuttavia le differenze tra queste due figure sono notevoli.

Busto di Ade in marmo, copia romana di un originale greco del V secolo a.C. (Roma, Museo nazionale romano)

Nella concezione greca dell’oltretomba non esisteva una netta distinzione tra le persone buone e malvagie, i defunti divenivano indistintamente ombre che soggiornavano nell’Ade, o Averno, senza subire pene particolari –a parte in eccezioni volute dagli dei-. Per questo motivo, Ade regna su tutti i morti, e non solo su malvagi e corrotti –quale è invece il ruolo di Lucifero-.

Pur essendo una delle divinità più potenti, Ade compare molto poco nei racconti mitici e quasi mai come protagonista; solitamente con lui parlano eroi che, come Orfeo o Eracle, provano a visitare il suo regno, da cui lui stesso raramente esce. Aiuta i fratelli durante le leggendarie guerre contro il padre Crono e contro i titani –dove riceve un elmo che gli permette di diventare invisibile-, dopo di che scende negli inferi e diventa molto riservato, risalendo sulla Terra solo due volte: per rapire Persefone e per farsi medicare una ferita infertagli da Eracle.

Anche se ha al suo servizio diverse creature spaventose, come Arpie, Erinni e Cerbero, le utilizza per lo più per mantenere separati il mondo dei morti e il mondo dei vivi, come vuole la giustizia degli dei e, anche se non è di particolare bontà, in alcuni casi dà la possibilità ad un’ombra di tornare al regno dei vivi dopo aver superato particolari prove.

Nel mondo romano Ade fu poi accolto benevolmente –seppur sempre molto temuto- poiché assimilato anche a Pluto, il dio della ricchezza, una ricchezza senza l’alone di peccato nato con il Cristianesimo. Continuò però ad essere descritto con un aspetto ripugnante, tanto che quando si innamorò di Persefone, per timore del suo rifiuto, decise di rapirla e con un inganno riuscì a garantirsi la permanenza della ragazza nel suo regno per parte dell’anno. Nonostante l’inganno, è certo che lui amasse profondamente Persefone, ed è proprio l’amore ciò che più lo distingue dal Diavolo; e a differenza degli altri dei, sono pochissimi i casi in cui Ade cerca il piacere di altre donne, rendendo il suo amore per Persefone uno tra i più dolci e fedeli dell’intera mitologia classica.

Ade osserva Persefone

 

Fonti:
Dizionario universale di mitologia, Giuseppina Sechi Mestica, Rusconi Libri, 1990;
http://www.mondadorieducation.it;
Teogonia, Esiodo, a cura di Graziano Arrighetti, Rizzoli, 2004;
http://www.treccani.it/.

Crediti immagini:
Busto di Ade
Ade e Persefone