Class, serie rilasciata il 22 Ottobre dalla BBC, potrebbe aiutare a colmare il vuoto provocato dalla prolungata assenza di Doctor Who, essendo il suo spin-off. E un po’ ci sta riuscendo. Dopo i primi episodi già ci si affezionata ai protagonisti, ci si interessa alla vicenda e ci si può dichiarare, per ora, convinti dell’esperimento.

Il target di riferimento appare simile ma diverso da quello del Dottore: la fantascienza c’è, gli alieni ci sono, il mistero non manca, l’azione pure ma il pubblico a cui si rivolge lo show è più teen. Ciò non dipende solo dall’ambientazione liceale (la Coal Hill Academy del Classic Who e di Clara Oswald per intenderci), dalla conseguente età dei protagonisti ma soprattutto dalle tematiche che già sono state evidenziate: amicizia, amore, problemi familiari e scolastici, bullismo e omosessualità. Il tutto inserito con la delicatezza e il savoir faire british che contraddistinguono le produzioni della BBC. Una serie con del potenziale, che si lascia guardare e incuriosisce ma che resta comunque uno spin-off. Opportuno sarebbe considerarla in modo autonomo, liberarla dalla presenza dell’ingombrante genitore. Il cameo di Peter Capaldi ha sicuramente emozionato ogni Whovian, ma ha anche ricordato come una volta saliti a bordo del Tardis sia difficile, se non impossibile, scendere.

Doctor Who è una serie simbolo del Regno Unito, un’icona e un ponte generazionale. Dal 1963 ha accompagnato il pubblico, tenendolo per mano, ritirandosi nel 1989 e tornando sulle scene nel 2005. Il Dottore, alieno, Signore del Tempo dal nome sconosciuto, ultimo rimasto della sua specie, aspetto umano che cambia e muta con lui, ha lasciato entrare nella sua navicella spaziale -una cabina blu della polizia- gli spettatori. Episodio dopo episodio ci si immedesima nella companion di turno, nella persona, solitamente una donna, che accompagna il viaggiatore solitario nelle sue avventure. Ci si sente come Rose, desiderosi di porre mille e uno interrogativi, o come Marta, affascinati dall’uomo impossibile che ha due cuori nel petto. Si inizia a credere, come Donna Noble, che tutti siamo importanti o, come Amy Pond, che tutti siamo storie e dobbiamo solo rendere bella la nostra. Diventiamo Clara, pronti a superare i nostri limiti. Sempre.

“All of time and space, everywhere and anywhere, every star that ever was, where do you want to start?”

E noi non possiamo non chiedercelo. Credere che sia possibile andare ovunque, anche in un posto e in un tempo che non esistono. Scegliere una meta, un’epoca, un istante del passato o del futuro. Immaginare paesi ai confini del mondo, pianeti vicini, galassie distanti anni-luce o le stelle meno luminose dello spazio per poi provare a raggiungerle.

Doctor Who è una serie che insegna a vivere o, quanto meno, a farlo sperando; sperando che ci sia altro, sperando che nulla finisca davvero, che anche nei momenti peggiori possa accadere qualcosa di positivo. Elencare ciò che si può imparare da ogni singolo episodio sarebbe sterile e prolisso. È un sentiero che, nonostante le possibili critiche agli effetti speciali, allo showrunner di turno, ai personaggi, vale la pena percorrere. È un’apologia del viaggio: un viaggio che diventa fuga, inseguimento, scoperta, avventura. Seguire questo telefilm è l’avventura che racchiude tutte quelle narrate: 709 episodi dell’universo classico, 163 episodi del nuovo, fumetti, audiolibri e libri.

Per questi motivi Class appare interessante e spinge su giuste intuizioni, ennesimo tassello di un mondo vastissimo, ma ciò non basterà ad acquietare gli animi di chi non aspetta altro che la decima stagione e nuove emozioni attraverso le attese inedite avventure.

Di chi non riesce più ad uscire dal Tardis e dal vortice di spazio e tempo!

Credits: bbc.co.uk