Se dico Charlot riaffiora alla nostra mente il personaggio unico nel suo genere interpretato da Charlie Chaplin. Elementi che lo caratterizzano e che lo hanno reso unico: bombetta, tight, pantaloni larghi e bastoncino di canna. Un genio si nasconde dietro quel buffo atteggiamento, dietro quello sguardo unico e per certi versi canzonatorio. L’ironia fu il suo biglietto da visita nonostante l’infanzia tormentata. Nacque a Londra il 16 aprile del 1889 da un padre alcolizzato e una madre con disturbi psichici. Nonostante l’assenza degli affetti più stretti e i problemi finanziari, Charlie voleva riscattarsi. Ereditò le doti artistiche dalla madre e ne fece buon uso: partì per l’America, la terra delle grandi possibilità. Un produttore del cinema pionerista lo notò in un teatrino di Filadelfia e chiese al direttore della compagnia se poteva cedere “un uomo di nome Chaffin”. Distorsione di Chaplin, naturalmente. In poco tempo il mondo era pazzo di lui, un vero tormentone per l’epoca, ma a differenza di quelli moderni, lui un’epoca l’ha segnata, incisa. Un cinema muto che riempiva le persone di parole, di domande riguardo la loro misera condizione. Tutti avevano bisogno di ridere per dimenticare, ma Charlie non era un comico superficiale, Charlie analizzava la società, Charlie faceva uscire gli spettatori dal cinema sempre più consapevoli. Tanti i titoli che si potrebbero nominare: L’emigrante, Vita da cani, Charlot soldato. Due però sono i film di denuncia più marcata e allo stesso tempo sottile. Il primo è Tempi moderni (1936), una rappresentazione amara, di un’epoca in cui la fabbrica fa da padrone e l’uomo non ha più una sua identità, diventa solo necessario per mandare avanti il Dio Industria. Non da meno fu il film Il grande dittatore (1940), in cui Chaplin denuncia, in modo assolutamente personale, il regime di Hitler e Mussolini. La vita da attore non coincide con quella di Charlie: 3 matrimoni, 11 figli e un addio definitivo all’America perché amareggiato, deluso da quella terra adottiva che lo aveva accusato di  portare avanti idee comuniste. Un’America avida  gli concesse l’Oscar alla carriera solo nel 1972, quando ormai si era trasferito in Svizzera. Charlie, mio caro Charlie, sei morto in un giorno un po’ particolare, ammettilo: la notte della vigilia di Natale! Nel 1977 si è spento a 88 anni Charlie Chaplin, ma la morte non ha portato via con sé Charlot, no, lui è ancora qui, con il suo sorriso malizioso e con lo sguardo furbetto.

 

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