Nel Giappone del 1500, i Signori della Guerra noti come shogun erano delle vere e proprie figure di riferimento per tutti: oltre ad essere i generali delle armate territoriali, si trattava di soggetti legati ad una profonda natura ritenuta divina, a cui occorreva mostrare rispetto e timore. Trattandosi comunque di guerrieri che trascorrevano la propria vita in combattimento e  molto spesso in prima linea, gli shogun facevano uso di inganni e stratagemmi per confondere i propri nemici; uno di questi era proprio il cosiddetto Kagemusha (guerriero ombra). Si trattava sostanzialmente di un sosia altamente addestrato, che veniva posto al servizio del Signore della Guerra al fine di proteggerlo, sostituendolo durante apparizioni pubbliche particolarmente rischiose, o persino durante il combattimento. Lo si potrebbe definire una semplice “controfigura”, ma sarebbe un termine molto fuorviante.
Diventare un Kagemusha non era affatto semplice: innanzitutto, occorreva una enorme somiglianza fisica con lo shogun direttamente interessato, altrimenti l’inganno sarebbe stato fin troppo evidente.
In secondo luogo, il futuro sosia doveva trascorrere mesi se non anni a contatto con il mondo del suo Signore, per apprenderne a pieno le usanze, il linguaggio, i gesti quotidiani e persino l’andamento morale. Solo allora, quando fosse stato ritenuto idoneo al ruolo, entrava in servizio. L’addestramento dei sosia prevedeva inoltre una formazione militare ben definita, quella del samurai (“servitore”, diverso da ronin ossia “spadaccino senza padrone”). La cosiddetta Via della Spada Giapponese, tramandata nei secoli, veniva insegnata a tutti gli aspiranti soldati con le sue molteplici usanze e sfaccettature. In sostanza, il Kagemusha era il sosia e allo stesso tempo uno dei protettori più vicini al suo signore. Per comprendere meglio questi fenomeni, inoltre, è possibile usufruire del materiale moderno che ci perviene ancora oggi dal Giappone stesso.

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Le cover originali di “Daisan no Kagemusha”

La tradizione manga giapponese, tratta spesso di personaggi storici quali i sosia, mediante stampe e disegni a fumetto: tra i titoli odierni più celebri c’è “Daisan no Kagemusha” (il terzo guerriero ombra), diviso in due volumi. In esso si parla di un giovane ragazzo giapponese che, nel suo sogno di diventare samurai, viene incaricato di diventare allo stesso tempo un Kagemusha per proteggere il suo signore, Yasutaka, qualora ce ne fosse stato bisogno. Anche nel cinema nipponico troviamo racconti dei sosia all’epoca. Il film “Kagemusha – l’ombra del guerriero“, di Akira Kurosawa (Giappone, 1980), racconta di un comune ladro che viene addestrato ad impersonare il proprio signore a seguito della sua morte sul campo di battaglia. Sebbene si tratti di una pellicola particolarmente estesa, in essa è possibile scorgere l’essenza della psicologia feudale giapponese dell’epoca.
Non si sa molto altro di questi “guerrieri ombra”, il cui nome lascia per altro intendere che poco o nulla della loro presenza fosse rilevato o documentato. Il loro servizio consisteva tuttavia in una vera e propria privazione della propria identità, pur di garantire la protezione del loro Padrone.

Fonti: visione e lettura diretta dei materiali elencati, Animeclick
Immagini: Akira Kurosawa (copertina), Lambie Reads (foto)