Di Stefano Bellachioma

Quello che il 30 ottobre ha drammaticamente colpito Norcia non è che l’ennesimo di una lunghissima serie di sismi che nel corso dei secoli hanno messo in ginocchio la bellissima città della Valnerina.
Storicamente la zona sud orientale dell’Umbria è uno dei territori più sismici d’Italia, e ha più volte dovuto fare i conti con la distruzione provocata da questo fenomeno spaventoso ed imprevedibile.
Uno dei più antichi registrati a Norcia risale al 1328, che secondo gli esperti fu del grado 6.4 della scala Richter, e durante il quale morirono migliaia di persone a causa del crollo degli edifici.

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Chi ha avuto la fortuna di visitarla prima del recente disastro avrà certamente notato che a differenza dei classici borghi medioevali che sorgono in tutta la regione, la città nursina ha un aspetto notevolmente diverso, e nonostante la superficie ridotta, è come un quadro composito all’interno del quale si alternano stili di epoche molto lontane tra loro. Infatti Piazza San Benedetto ha un’impronta chiaramente medioevale, con la basilica (oramai quasi totalmente distrutta) ed il palazzo comunale che risalgono rispettivamente al XII e XIV secolo, mentre le abitazioni che si estendono lungo Corso Sertorio e le vie limitrofe sono risorgimentali-ottocentesche. Questo perché la geografia del paese è stata modellata dai vari terremoti che lo hanno colpito.
In particolare quello che gli ha dato la forma attuale è stato il sisma del 1859.

Secondo quanto riportano i documenti dell’epoca esso fu talmente violento che dei 676 edifici presenti all’interno delle mura nursine ne rimasero in piedi solo 76.
Pochi mesi dopo l’evento papa Pio IX decise di istituire una commissione scientifica composta dal noto architetto modenese Luigi Poletti e da padre Angelo Secchi, allora direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano. I due studiosi elaborarono un documento sugli effetti che il terremoto aveva avuto sulle abitazioni e sul perché i palazzi non erano riusciti a reggere l’urto della scossa. Dai risultati di questa ricerca venne redatta una nuova legge edilizia statutaria composta da 33 articoli che avrebbe vincolato ogni costruzione nell’area di Norcia. Le disposizioni più importanti del nuovo regolamento prevedevano che:

  • tutte le abitazioni all’interno del paese dovevano avere una base a baracca e non dovevano superare i due piani di altezza, con l’eventuale seminterrato non più alto di sette metri
  • i muri non dovevano essere meno spessi di 60 cm
  • le volte potevano essere costruite solo nel seminterrato e nel piano terra
  • il materiale edile doveva essere estratto unicamente dalle cave individuate dalla commissione

La pena per chi non rispettava questi criteri era l’abbattimento dello stabile o una pesante sanzione pecuniaria. Era anche previsto che ogni progetto venisse preventivamente visionato da una commissione apposita per verificarne la conformità con le suddette direttive. Insomma una vera e propria certificazione antisismica ante litteram!

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Inoltre, sempre nell’ambito dello stesso provvedimento, era stato approvato un progetto per costruire un intero quartiere “antisismico” al di fuori delle mura cittadine che avrebbe preso il nome di Borgo Pio in onore del papa, che però non venne mai realizzato a causa dell’annessione della città al Regno d’Italia nel 1860. Come molto spesso accade anche ai giorni nostri, ci fu un duro scontro tra il governo centrale rappresentato dalla commissione Poletti ed il consiglio comunale, a causa della mancanza di fondi per la realizzazione dell’intero progetto, che oltre al nuovo borgo prevedeva anche la reimpostazione del sistema viario. Alla fine venne realizzata solo la parte riguardante la ricostruzione.


Fonti:

http://www.osservatoriometeoesismicoperugia.it/index.php/terremoti/15-terremoti/78-terremoti-storici-umbria

http://storing.ingv.it/cfti4med/quakes/08819.html